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Incontro continentale americano contro l’ impunità.
Caracol Torbellino de Nuestras Palabras - Morelia 20 – 21 Giugno 2009


Un altro passo nell’organizzazione di un percorso comune trà zapatisti e i movimenti nel Messico e nel mondo.
Anche se in diverse forme tutti d’accordo per resistere e difendere i propri diritti contro il mal governo di turno attento solo a soddisfare interessi privati anziché gli interessi della collettività.

Dal 20 al 21 Giugno al Caracol di Morelia si incontreranno persone di diversi paesi per condividere esperienze e fare proposte che possano rendere più degna la vita dei lavoratori della città e della campagna con l’applicazione di giuste leggi contro i potenti e l’abolizione di pratiche come il carcere la tortura il rapimento contro chi si organizza per difendere i propri diritti.

Come dicono gli zapatisti ” Uno spazio di speranza nel nostro cammino, uno spazio dove si possa costruire una vera giustizia per tutti”.

Ringraziamo per il grande lavoro di traduzione "Maribel" Bergamo

Costruzione dell’incontro :
La Jornada – Giovedì 28 maggio 2009

Ritengono che nel paese “la giustizia istituzionale non funziona e favorisce la repressione”
Attivisti annunciano la realizzazione dell'incontro nazionale contro l'impunità in Chiapas
L'esempio "più indecente" è l'atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco
Hermann Bellinghausen - Inviato

San Cristóbal de las Casas, 27 maggio. La Rete Nazionale Contro la Repressione e la Solidarietà, e diverse organizzazioni e collettivi dell'Altra Campagna hanno annunciato la realizzazione dell'Incontro Nazionale Contro l'Impunità e per la Giustizia Autonoma nei giorni 19 e 20 giugno prossimi all'Università della Terra, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. L'evento si chiuderà in concomitanza con l'apertura il giorno 21 dello stesso mese dell'Incontro Continentale Contro l'Impunità, nella stessa città.

Gli organizzatori ritengono che in Messico "la giustizia istituzionale non funziona, favorisce la repressione di chi protesta e l'impunità di coloro che usurpano, massacrano, rapiscono e violano i diritti più elementari del popolo".

La giustizia, sostiene l'appello, "non sta nelle istituzioni ufficiali, qui c'è solo l'impunità per quelli che stanno in alto ed il terrore per quelli che stanno in basso".

L'esempio "più indecente" è l'atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco, dove sono state accertate le gravi violazioni alle garanzie costituzionali perpetrate da poliziotti e funzionari statali, municipali e federali, come Eduardo Medina Mora ed Enrique Peña Nieto, "ma non è stata imputata loro nessuna responsabilità".

Lo stesso senso ha avuto "dichiarare innocente Luis Echeverría per il massacro di Tlatelolco, o non giudicare Zedillo per il massacro di Acteal", come l'impunità concessa ai governatori Ulises Ruiz, "repressore del popolo oaxaqueño e di membri della APPO", e Mario Marín, "protettore di pederasti", a Puebla.

Un caso riportato in partcolare nella convocazione sono "le costanti aggressioni alle comunità zapatiste da parte dell'Esercito federale, poliziotti e paramilitari del PRI e del PRD". A questo si sommano l'assedio ai coloni di Lomas del Poleo (Ciudad Juárez), l'esproprio delle terre ai contadini da parte delle multinazionali, ed il caso delle vedove di Pasta de Conchos (Coahuila).

Si sottolineano gli omicidi "di intere famiglie e di donne incinta per mano dell'Esercito col pretesto della presunta guerra al narcotraffico, dietro la quale si nasconde una chiara politica di contrainsurgencia che ha imprigionato e fatto sparire centinaia di messicani ed ha instaurato di fatto lo stato d'emergenza".

Gli organizzatori sottolineano che, "se i cittadini non ricevono una pronta giustizia, completa ed imparziale come dettato dall'articolo 17 della Costituzione, abbiamo tutto il diritto di cercare altre forme di fare giustizia per processare, giudicare e per quanto possibile, garantire la certezza della pena per i responsabili di queste gravi violazioni dei nostri diritti".

Questo incontro risponde anche alla "necessità urgente" di raccogliere le denunce di episodi di repressione e le esperienze riportate nel Festival della Degna Rabbia, convocato dall'EZLN a dicembre e gennaio passati, "ed avanzare nella creazione di un tribunale autonomo e di altre forme di fare giustizia che siano efficaci e attendibili".


INCONTRO CONTINENTALE AMERICANO CONTRO L’IMPUNITA’ 20 E 21 GIUGNO 2009
Caracol IV, Morelia, Chiapas, Messico

La commissione organizzatrice dell’Incontro Continentale Americano Contro l’Impunità informa che:

1. L’Incontro si terrà i giorni 20 e 21 giugno prossimi nel Caracol IV “Torbellino de Nuestras Palabras”, a Morelia, Chiapas, Messico, grazie al fatto che la Giunta di Buon Governo “Corazón del Arcoiris de la Esperanza” ha accettato di essere nostro anfitrione e consentirci generosamente che il suo Caracol fosse la Sede dell’Incontro, cosa che per noi è un onore e motivo di sostegno e gioia.

2. Insieme alla Rete Nazionale Contro la Repressione e per la Solidarietà abbiamo deciso di unire l’Incontro Continentale Americano Contro l’Impunità con l’Incontro Messicano Contro l’Impunità e per la Giustizia Autonoma, per cui il Messico si unisce con un’ampia partecipazione all’Incontro Continentale.

3. Fino ad ora abbiamo la conferma della partecipazione di Paraguay, Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú, Martinica, Repubblica Dominicana, Haiti, Stati Uniti, ed in questi giorni aspettiamo altre conferme.
Si sono registrati come osservatori organizzazioni e persone dei Paesi Baschi, di Italia e Spagna.

4. Per partecipare all’Incontro è necessario iscriversi alla seguente pagina web:
http://www.contralaimpunidad.org/encuentro1/solicitudregistro.php
e compilare il questionario
Per ulteriori informazioni scrivere a:
encuentro@contralaimpunidad.org
redcontralarepresion@gmail.com

5. Entro pochi giorni renderemo pubblico il programma e la dinamica di lavoro, così come le informazioni per raggiungere il Caracol di Morelia.

La Jornada – Giovedì 11 giugno 2009
http://www.jornada.unam.mx/texto/021n1pol.htm

SI SVOLGERA’ IN CHIAPAS IL 20 E 21 GIUGNO L’INCONTRO CONTINENTALE CONTRO L’IMPUNITA’
Hermann BellinghauseN

L'Incontro Continentale Americano contro l'Impunità si svolgerà in territorio zapatista del Chiapas i giorni 20 e 21 giugno. Inizialmente il suo svolgimento era stato annunciato nella città di San Cristóbal de las Casas, ma "grazie al fatto che la giunta di buon governo Corazón del Arco Iris de la Esperanza ha accettato di essere nostro anfitrione e permetterci generosamente che il suo caracol ne fosse la sede", si svolgerà nel caracol Torbellino de Nuestras Palabras, nell’ejido Morelia, ha comunicato la commissione organizzatrice.

Hanno confermato la loro partecipazione persone di Paraguay, Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú, Martinica, Repubblica Dominicana, Haiti, Stati Uniti, e sono attesi rappresentanti di “molti altri paesi”.

(…)

Intanto, questo fine settimana, partirà la sesta Karovana Nazionale di Osservazione e Solidarietà con le Comunità zapatiste del Chiapas, alla quale parteciperanno aderenti nazionali della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e della Zezta Internazional.

(…)

Gli organizzatori sottolineano che dal gennaio scorso sono avvenute "aggressioni e provocazioni contro i nostri compagni, utilizzando per questo i governanti priisti e perredisti ed organizzazioni di queste filiazioni politiche per aggredire le basi di appoggio zapatiste a Zinacantán, Las Margaritas ed Ocosingo."

Questo, mentre le basi zapatiste, "insieme ai compagni e le compagne dell'EZLN, hanno mantenuto pienamente la parola data nel 1994, di non realizzare azioni armate, ma di costruire un movimento di opposizione civile e pacifico al regime politico messicano e alle sue istituzioni". Hanno mantenuto la parola, si aggiunge, con "dignità e coraggio". Ora "tocca agli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di mobilitarsi ed agire con decisione e solidarietà in loro aiuto."


La Jornada – Sabato 13 giugno 2009

Los de Abajo

Contro l’Impunità
di Gloria Muñoz Ramírez
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/13/index.php?section=opinion&article=014o1pol

Ancora una volta gli zapatisti ci mettono la casa. In questa occasione per la celebrazione del Primo Incontro Continentale Americano contro l'Impunità e per la Giustizia Autonoma, uno spazio nel quale è confermata la partecipazione di Martín Almada, del Paraguay, premio Nobel Alternativo della Pace, scopritore degli "archivi del terrore" della dittatura di Stroessner, a partire dai quali si è ricostruita gran parte dell'Operazione Condor.

Dal Brasile arriveranno nel territorio autonomo chiapaneco rappresentanti del Movimiento de los Sin Tierra, e dalla Bolivia si è iscritta l’Associazione dei Detenuti, Desaparecidos e Martiri per la Liberazione Nazionale. Senza dubbio sarà accolta con particolare interesse l’Associazione per i Diritti Umani del Perù, paese ferito dal recente massacro di indigeni. Parteciperanno inoltre l’associzione HIJOS, di Guatemala e Perú, tra altre organizzazioni e persone di Paraguay, Guatemala, Nicaragua, Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú, Martinica, Repubblica Dominicana, Haiti e Stati Uniti, oltre ad osservatori di Spagna, Italia, Paesi Baschi e Australia.

L'incontro, al quale il poeta Mario Benedetti ha inviato una delle sue ultime adesioni, avrà come sede il caracol zapatista della comunità di Morelia, Chiapas; non solo si elaborerà una radiografia sull'impunità in un'America ferita da dittature, governi neoliberisti e da altri che si autodefiniscono di sinistra. La riunione parte dal presupposto che non esiste "una giustizia pronta, completa ed imparziale", per cui si ha diritto "a cercare altre forme di fare giustizia per processare, giudicare e, se possibile, garantire la certezza della pensa per i responsabili di queste gravi violazioni ai nostri diritti"; in altre parole, organizzare la giustizia autonoma, aspetto nel quale gli anfitrioni offrono una vasta esperienza.

La Rete Nazionale contro la Repressione e per la Solidarietà, incaricata dell'organizzazione in Messico, ritiene urgente "avanzare nella creazione di un tribunale autonomo e di altre forme di fare giustizia che siano efficaci e sicure". Il filosofo messicano Luis Villoro è stato invitato affinché collabori "a stendere le basi etiche della giustizia vera".

Questo non sarà un incontro col passato, ma con la memoria, nel quale "vogliamo riunirci per stabilire un dialogo tra generazioni che, oltre a denunciare, informi ed analizzi la realtà attuale, serva per creare nuovi strumenti di prevenzione e protezione davanti all'escalation della violenza e dell'impunità di quelli che comandano".

L'appuntamento è per i prossimi 20 e 21 giugno.

La Jornada – Venerdì 19 giugno 2009


Megaprogetti: la nuova forma di saccheggio delle multinazionali
DELEGATI DI TRE CONTINENTI PARTECIPANO ALL’INCONTRO CONTRO L’IMPUNITA’
La memoria è lo strumento contro le azioni totalitarie che si ripetono in America Latina
Hermann Bellinghausen - Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 giugno. L'Incontro Americano Contro l'Impunità,che si svolgerà nel caracol zapatista di Morelia, Torbellino de nuestras palabras, sarà inaugurato questo sabato alle ore 12 dalla giunta di buon governo, anfitrione della riunione che si concluderà domenica. Gli organizzatori hanno confermato la partecipazione di 15 paesi del continente, oltre a delegati che provengono da Europa e Australia.

In uno scenario nazionale ed internazionale dove la repressione, la criminalizzazione della lotta sociale, il comportamento delinquenziale di poliziotti e governi minaccia l'integrità dei popoli indios e delle società democratiche in paesi come Messico, Perù o Colombia, intento dell'incontro è non dimenticare i totalitarismi del recente passato affinché non si ripetano più. Un passato che bisogna tenere presente.

Difensori dei diritti umani, analisti ed attivisti si riuniranno questo fine settimana con organizzazioni e movimenti popolari di Perù, Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Cuba, Brasile, Haiti, Guatemala, Ecuador, Stati Uniti, Venezuela, Repubblica Dominicana, Bolivia e Messico per unire attualità e memoria, l'unico modo reale di pensare al futuro.

Gli organizzatori affermano che dietro alcuni dei fatti che decenni fa hanno oscurato il continente "riappaiono in molte latitudini della nostra America, ed oggi come ieri, si scorge l'azione del potere totalitario che definisce il nemico, l'ebreo, il sovversivo, il povero, lo straniero o l'emigrante come sinonimo di terrorista, con l'intento di imporre una verità unica nella logica dell'ordine costituito e come strategia di potere e pratica routinaria, con le sue facciata e limbi giuridici che 'legalizzano' l'impunità."

Oggi come ieri, esistono "prigioni clandestine ed il ricorso alla tortura sistematica (compresa quella sessuale), sparizioni sommarie e l'orrore che tutto ciò produce".

Gli organizzatori sostengono: "Non si può zittire la storia, perché la memoria dell'orrore è presente. Dobbiamo opporci all'inerzia del consenso, del cancelliamo tutto e ripartire e di non contestare il discorso dominante che vorrebbe che il passato venisse sepolto per sempre. Vittime e protagonisti di ieri e oggi, familiari, attivisti sociali, giuristi, intellettuali e collettivi umanitari di diverse regioni della nostra America vogliono qui riunirsi per stabilire un dialogo tra le generazioni che, oltre a denunciare, informi ed analizzi la realtà attuale, serva per creare nuovi strumenti di prevenzione e protezione davanti all'escalation della violenza e all'impunità di quelli che comandano."

Il silenzio è alleato o complice del terrore, sostengono. "A partire dalla testimonianza delle vittime, dal chiarimento della verità e dal recupero della memoria storica, vogliamo comprendere che cosa è accaduto e come è accaduto. Documentarlo, sistematizzarlo e condividerlo ci permetterà di sapere che cosa sta accadendo oggi, quando la potenza egemonica, con la complicità di alcuni stati nazionali, sta realizzando una riconfigurazione della mappa geopolitica del nostro emisfero al servizio delle multinazionali."

Il documento degli organizzatori denuncia che i megaprogetti sono "la nuova forma di appropriazione territoriale e saccheggio delle nostre risorse naturali in chiave di contrainsurgencia, con le sue nuove basi militari, il ritorno della Quarta Flotta, i suoi mercenari coperti da appaltatori privati ed i suoi paramilitari, le sue fumigazioni, i suoi colpi di mano ed il terrorismo mediatico". Per questo, "conoscere l'origine e la natura del dolore, i meccanismi del terrorismo di Stato e del discorso che giustifica la barbarie, implica, forse, disarmare la sua logica in maniera preventiva". Questo richiede vigilanza, "allerta costante", conclude la convocazione.

I firmatari sono: Associazione Amici di Jorge Eliécer Gaitán (Colombia), Studio giuridica Terra e Libertà (Messico), Centro per la Giustizia e la Responsabilità (San Francisco, California), Centro per l'Azione Legale nei Diritti Umani (Guatemala), Comitato Familiari e Amici dei Giustiziati per Esplosione e Corporazione dei 119 (Cile), Istituto dei Diritti Umani dell'Università Centroamericana José Simeón Cañas (El Salvador), Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (Brasile), Nati nella Tempesta AC ed Osservatorio Latinoamericano di Geopolitica (Messico), Rete Intellettuali ed Artisti in Difesa dell'Umanità (Cuba, Messico e Venezuela).

http://www.jornada.unam.mx/2009/06/19/index.php?section=politica&article=020n1pol


La Jornada – Sabato 20 giugno 2009

In questo clima inizia in Chiapas L’Incontro Americano Contro l’Impunità
Denunce di pedinamenti contro attivisti ed il Centro Fray Bartolomé de las Casas
L’attualità a San Cristóbal sono le telenovelas; l’EZLN è ormai storia, dice un giornalista TV
Hermann Bellinghausen - Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis. 19 giugno. L'Incontro Americano Contro l'Impunità si apre questo fine settimana nel caracol zapatista di Morelia con sette ejidatarios tzeltales di San Sebastián Bachajón nella prigione di El Amate torturati dalla polizia ed accusati di essere "rapinatori di strada" (in realtà difensori del loro territorio e diritti) ed in mezzo ad una crescente campagna di spionaggio e pedinamenti contro attivisti dei diritti umani.

Giorni dopo la firma del governo statale dei nuovi accordi col Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale (Cisen) per "restringere le attività di informazione e intelligenza" nello stato (La Jornada, 16 giugno), il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) denuncia persecuzione e pedinamenti da parte di "agenti non identificati" nei confronti del suo direttore, Diego Cadenas Gordillo, e di altri membri dell'organizzazione e dei suoi uffici nel quartiere de Mexicanos.

L'ostentato pedinamento di Cadenas è proseguito fino ad oggi, secondo una nuova denuncia del CDHFBC, il quale dichiara che "atti di pedinamento costituiscono una violazione al diritto all'integrità e sicurezza personale". La Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha ribadito, aggiunge, la "sua preoccupazione di fronte al fatto che le forze di sicurezza dello Stato rivolgano le loro funzioni di intelligenza contro le organizzazioni che difendono le garanzie individuali, esclusivamente in ragione delle loro attività."

Nello stesso modo, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo (alcuni dei cui membri hanno ricevuto minacce di morte, persecuzioni domicialiari, intimidazioni con presunti mandati di cattura durante negoziazioni agrarie, persecuzioni e pedinamenti da parte di poliziotti o agenti in borghese ed il tentativo di perquisizione di intere comunità da parte dell'Esercito Federale e della Polizia Statale Preventiva) denuncia oggi che due dei suoi membri, Yolanda Castro Apreza e Daniel Luna Alcántara, sono oggetto di insistenti pedinamenti e minacce.

Per il resto, qui risuona ancora il massacro di Acteal. Dodici anni dopo gli autori intellettuali godono di totale impunità e molti dei paramilitari che fecero il massacro e che sono in carcere, a breve potrebbero essere rimessi in libertà.

La televisione lo sa

Ma non c'è di che preoccuparsi, "il Chiapas è di moda", come recita lo slogan del 'Fashion Show Passion and Love' che si girerà la prossima settimana nel Cañón del Sumidero, col deciso sostegno del governo dello stato.

In vista dell'esordio della telenovela Mi pecado (anche questa decisamente sostenuta dal governo), il giornalista Java, inviato della catena OEM-Informex, offre un'immagine commovente di San Cristóbal de las Casas: "L'insurrezione armata dell'EZLN in questa regione è ormai solo parte della storia, una leggenda, e gli abitanti di questa bella città chiapaneca oggi osservano la registrazione della telenovela Mi pecado, produzione di Juan Osorio, piuttosto che ricordarsi del subcomandante Marcos".

La stessa cosa sostengono, da alcuni anni, antropologi e ricercatori dei fori accademici locali. Non si possono lamentare: sono stati ascoltati.

Il citato giornalista constata che "qui non c'è un solo incappucciato di Ocosingo, né di Las Margaritas, né di Larráinzar, né di nessun altro posto, come neppure negoziati 'di pace' (le virgolette sono sue) nella cattedrale locale, come quelli guidati una volta dal vescovo Samuel Ruiz, in cambio ci sono stelle della televisione che emozionano la vita dei sancristobalensi".

Molti di loro, riferisce l'inviato, "si sono raggruppati in una tipica stradina per mettersi davanti alla cinepresa e farsi vedere in televisione, perché Juan Osorio ed i suoi attori erano in collegamento con il programma Hoy. Uomini, donne e bambini ad un segnale hanno lanciato in aria palloncini bianchi con la scritta 'Viva Chiapas'. Un messaggio per riattivare il turismo e dire alla gente che l'emergenza sanitaria per l'influenza è passata" (anche se secondo la Segreteria di Salute i casi sono già 400 e continuano a crescere, ma è un piccolo dettaglio).

Bene dice uno dei "buoni" in Piel Morena, l'altra telenovela del momento ambientata ad Agua Azul come scenario della selva Lacandona: "Il Chiapas è indimenticabile".

In sintonia con tanta bellezza lo scorso mercoledì il presidente Felipe Calderón ne ha approfittato per una gita per il centro dell'entità per dare buone notizie. Inaugurando un'immensa imbottigliatrice di Pepsi Cola a Chiapa de Corzo, il presidente ha comunicato che "al 15 di giugno, si sono registrati nel paese 17.600 nuovi posti di lavoro", ed ha confermato "l'incremento nel consumo di energia elettrica" (sarà per così tanti televisori accesi), assicurando che "questo significa che l'economia sta riprendendo piede".

La Jornada – Lunedì 22 giugno 2009

Solo in Guerrero sono documentati 1.100 casi di morti violente non legate al narco
In America Latina si moltiplicano i crimini di Stato che continuano a restare impuniti
La lotta contro gli abusi unisce i popoli della regione che condividono le loro esperienze
Hermann Bellinghausen - Inviato

Caracol di Morelia, Chis. 21 giugno. Non c'è modo di sfumarlo: è il resoconto dell'orrore, e non tanto per i crimini di Stato del recente passato, ma per l'impunità che li copre, lo stesso in Argentina che ad Acteal. E la cosa preoccupante: quelli che si succedono e moltiplicano oggi in Perù, Guatemala e nel nostro stato di Guerrero.

Solo in questo ultimo, come documenta L'Agenzia di Sviluppo Comunitario (Tadeco) di Chilpancingo, nell'entità governata dal perredista Zeferino Torreblanca si sono registrati più di 1.100 morti violente, diverse da quelle del narcotraffico e della delinquenza comune. Nella maggioranza è coinvolto qualche corpo di polizia o militare, in relazione o no con movimenti o azioni della società; tutti, civili innocenti.

Nello stesso periodo ci sono più di 200 sparizioni non risolte e 70 sequestri, secondo il Comitato Familiari ed Amici di Rapiti, Scomparsi ed Assassinati di Guerrero. L'avvocato Javier Monroy, che partecipa all'Incontro Americano Contro l'Impunità conclusosi oggi nel caracol zapatista Torbellino de nuestras palabras, ha descritto la militarizzazione di quell'entità come massiccia ed onnipresente.

Gli orrori dell’Argentina

Da questo paese "che ogni giorno riconosciamo sempre meno", come ha dichiarato la filosofa Fernanda Navarro, coordinatrice della sessione plenaria di questa mattina, è venuto Andrea Benítez, dell'Associazione Familiari dei Desaparecidos dell'Argentina, dove sono stati identificati e denunciati 9.026 colpevoli diretti del piano di sterminio scatenato nel suo paese negli anni '70. Un numero esiguo di loro è stato processato, non diciamo condannato.

"Devono essere puniti anche i complici del genocidio, come i mezzi di comunicazione, i padroni del capitale, i partiti politici", aggiunge. I "governi Kirschner" non hanno fatto niente, né si è risolta la recente sparizione di Julio López, che ha già suscitato la protesta internazionale.

Contro l'impunità garantita dalle leggi del perdono e l'oblio nel cono sud dopo le dittature, si è pronunciato anche Andrea Caraballo, dell'organizzazione Contraimpunidad dell'Uruguay: "Non dimentichiamo, non ci arrendiamo, non perdoniamo".

In Guatemala i desaparecidos politici sono 45.000, riferisce Julio Rosales, del Movimento Nazionale per i Diritti Umani del vicino paese, unico sopravvissuto egli stesso di una famiglia desaparecida. "Nessuno paga per questi crimini". Il principale responsabile, Efraín Ríos Mont, oggi è un deputato. A 12 anni dagli incompiuti accordi di pace che posero fine a 36 anni di guerra, "in tutto il mondo si è chiesta a gran voce giustizia, ma niente."

Continuano ad esserci perseguitati, come Ramiro Choc, il prigioniero politico più importante in Guatemala, e desaparecidos; popoli cacciati ed aggrediti dalle miniere a cielo aperto, che oggi suscitano il maggiore "no" nazionale. Inoltre, l'uccisione delle donne (feminicidios) è costante ed "il crimine organizzato ha occupato gli spazi omicidi e destabilizzatori che prima erano monopolio di militari e paramilitari".

Sono presenti e testimoniano anche alcune vittime del governatore messicano Enrique Peña Nieto, così come la dirigente mazahua Magdalena García Durán, vessata ed imprigionata senza motivo durante la repressione ad Atenco due anni fa. Gli anziani matlatzincas di Santa Cruz Atizapán perseguitati e spogliati nella valle di Toluca.

Ci sono las Abejas di Acteal, Chiapas, e la voce dei carcerati di Loxichas (Oaxaca), solo due dei casi di massacro, ingiustizia ed impunità accaduti durante il funesto sessennio di Ernesto Zedillo. Fuerza Indígena Chinanteca Kia-nan ed i coloni perseguitati da privati a Lomas de Poleo, Ciudad Juárez, raccontano le loro dolorose resistenze.

María Teresa Contreras Rodríguez, vedova di un minatore sepolto a Pasta de Conchos (Coahuila), dichiara che non tollereranno più inganni. "Siamo pronti ad occupare la miniera".

In esclusiva per l'incontro lo scrittore inglese John Berger ha mandato Tre Sogni. All'apertura della sessione di oggi è stato letto uno di questi: "Un sogno che ho fatto dieci anni fa. Stavano frugando. C'era gente che cercava i morti. Molti pensavano che non si trovassero più lì. Tra la folla c'erano anche cani. Io, mentre cercavo, guardavo lo scavo. All'improvviso, come un sibilo nel vento, i morti invisibili uscirono dalla fossa e penetrarono tutto il mio essere mentre gridavo: 'Vi porterò con me!' Mi svegliarono il sibilo ed il mio grido ed il sibilo. Ma svegliai contento sapendo quello che dovevo fare. Se in questi dieci anni sono riuscito o no a svolgere questo compito, non lo so".
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/22/index.php?section=politica&article=022n1pol

La Jornada – Martedì 23 giugno 2009
Si chiude l’Incontro Americano Contro L’Impunità Zapatisti: scopo del Plan Mérida è eliminare i dissidenti
Hermann Bellinghausen - Inviato

Caracol di Morelia, Chis. 22 giugno. Chiudendo l'Incontro Americano Contro l'Impunità la sera di domenica, la giunta di buon governo (JBG) zapatista della regione Tzotz Choj ha dichiarato che il Plan Mérida non è contro la criminalità, ma è uno strumento per "imprigionare, torturare e far sparire" coloro che lottano per i propri diritti.

Davanti a partecipanti di 15 nazioni americane ed osservatori di altrettanti paesi europei, la JBG ha riassunto la problematica dell'impunità, dibattuta qui per due giorni, dove si è unanimemente riconosciuto il sistema capitalista come origine delle ingiustizie che oggi affliggono il mondo.

"Il governo di 'Pelipe' Calderón (si pronuncia così da queste parti, perché non c'è il suono 'f' nelle lingue tzotzil né tzeltal) ed il suo padrone il presidente degli Stati Uniti sono concentrati nel Plan Mérida, grazie al quale, dicono loro, sconfiggeranno la criminalità legato al narcotraffico. In realtà non è come raccontano dai mezzi di comunicazione di massa. In realtà tutto questo serve per perseguitare, imprigionare, torturare e far sparire la gente che si organizza per difendere i propri diritti."

Per voce della compagna Victoria, vestita nel costume tradizionale di Huixtán, la JBG ha affermato che l'Incontro è servito a raccontare "le ingiustizie in ognuno dei paesi per mano dei malgoverni e dei padroni che hanno il nome di capitalisti. Essi impongono leggi proprie in favore dei grandi impresari, lasciando il popolo nell'oblio nella povertà e nella miseria, e ci tolgono le risorse naturali senza poter godere di ciò che è nostro."

Ha esortato a "cercare forme di unità affinché un giorno tutti siamo liberi da questa schiavitù che oggi si subisce in tutte le parti del mondo. Siamo obbligati a cercare spazi e strade che permettano che i nostri compagni privati della loro libertà ed i nostri figli abbiano una vita degna".
(…………….)
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/23/index.php?section=politica&article=016n1pol

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