Incontro continentale
americano contro l’ impunità.
Caracol Torbellino de Nuestras Palabras - Morelia 20 – 21
Giugno 2009
Un altro passo nell’organizzazione di un percorso
comune trà zapatisti e i movimenti nel Messico e nel mondo.
Anche se in diverse forme tutti d’accordo per resistere e
difendere i propri diritti contro il mal governo di turno attento solo a
soddisfare interessi privati anziché gli interessi
della collettività.
Dal 20 al 21 Giugno al Caracol di Morelia si incontreranno persone
di diversi paesi per condividere esperienze e fare proposte che
possano rendere più degna la vita dei lavoratori della città
e della campagna con l’applicazione di giuste leggi contro
i potenti e l’abolizione di pratiche come il carcere la tortura
il rapimento contro chi si organizza per difendere i propri diritti.
Come dicono gli zapatisti ” Uno spazio di speranza nel nostro
cammino, uno spazio dove si possa costruire una vera giustizia per
tutti”.
Ringraziamo per il grande lavoro di traduzione "Maribel"
Bergamo
Costruzione dell’incontro :
La Jornada – Giovedì
28 maggio 2009
Ritengono che nel paese “la giustizia istituzionale non funziona
e favorisce la repressione”
Attivisti annunciano la realizzazione dell'incontro nazionale contro
l'impunità in Chiapas
L'esempio "più indecente" è l'atteggiamento
della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco
Hermann Bellinghausen - Inviato
San Cristóbal de las Casas, 27 maggio. La Rete Nazionale
Contro la Repressione e la Solidarietà, e diverse organizzazioni
e collettivi dell'Altra Campagna hanno annunciato la realizzazione
dell'Incontro Nazionale Contro l'Impunità e per la Giustizia
Autonoma nei giorni 19 e 20 giugno prossimi all'Università
della Terra, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. L'evento
si chiuderà in concomitanza con l'apertura il giorno 21 dello
stesso mese dell'Incontro Continentale Contro l'Impunità,
nella stessa città.
Gli organizzatori ritengono che in Messico "la giustizia istituzionale
non funziona, favorisce la repressione di chi protesta e l'impunità
di coloro che usurpano, massacrano, rapiscono e violano i diritti
più elementari del popolo".
La giustizia, sostiene l'appello, "non sta nelle istituzioni
ufficiali, qui c'è solo l'impunità per quelli che
stanno in alto ed il terrore per quelli che stanno in basso".
L'esempio "più indecente" è l'atteggiamento
della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco,
dove sono state accertate le gravi violazioni alle garanzie costituzionali
perpetrate da poliziotti e funzionari statali, municipali e federali,
come Eduardo Medina Mora ed Enrique Peña Nieto, "ma
non è stata imputata loro nessuna responsabilità".
Lo stesso senso ha avuto "dichiarare innocente Luis Echeverría
per il massacro di Tlatelolco, o non giudicare Zedillo per il massacro
di Acteal", come l'impunità concessa ai governatori
Ulises Ruiz, "repressore del popolo oaxaqueño e di membri
della APPO", e Mario Marín, "protettore di pederasti",
a Puebla.
Un caso riportato in partcolare nella convocazione sono "le
costanti aggressioni alle comunità zapatiste da parte dell'Esercito
federale, poliziotti e paramilitari del PRI e del PRD". A questo
si sommano l'assedio ai coloni di Lomas del Poleo (Ciudad Juárez),
l'esproprio delle terre ai contadini da parte delle multinazionali,
ed il caso delle vedove di Pasta de Conchos (Coahuila).
Si sottolineano gli omicidi "di intere famiglie e di donne
incinta per mano dell'Esercito col pretesto della presunta guerra
al narcotraffico, dietro la quale si nasconde una chiara politica
di contrainsurgencia che ha imprigionato e fatto sparire centinaia
di messicani ed ha instaurato di fatto lo stato d'emergenza".
Gli organizzatori sottolineano che, "se i cittadini non ricevono
una pronta giustizia, completa ed imparziale come dettato dall'articolo
17 della Costituzione, abbiamo tutto il diritto di cercare altre
forme di fare giustizia per processare, giudicare e per quanto possibile,
garantire la certezza della pena per i responsabili di queste gravi
violazioni dei nostri diritti".
Questo incontro risponde anche alla "necessità urgente"
di raccogliere le denunce di episodi di repressione e le esperienze
riportate nel Festival della Degna Rabbia, convocato dall'EZLN a
dicembre e gennaio passati, "ed avanzare nella creazione di
un tribunale autonomo e di altre forme di fare giustizia che siano
efficaci e attendibili".
INCONTRO CONTINENTALE AMERICANO CONTRO L’IMPUNITA’
20 E 21 GIUGNO 2009
Caracol IV, Morelia, Chiapas, Messico
La commissione organizzatrice dell’Incontro Continentale Americano
Contro l’Impunità informa che:
1. L’Incontro si terrà i giorni 20 e 21 giugno prossimi
nel Caracol IV “Torbellino de Nuestras Palabras”, a
Morelia, Chiapas, Messico, grazie al fatto che la Giunta di Buon
Governo “Corazón del Arcoiris de la Esperanza”
ha accettato di essere nostro anfitrione e consentirci generosamente
che il suo Caracol fosse la Sede dell’Incontro, cosa che per
noi è un onore e motivo di sostegno e gioia.
2. Insieme alla Rete Nazionale Contro la Repressione e per la Solidarietà
abbiamo deciso di unire l’Incontro Continentale Americano
Contro l’Impunità con l’Incontro Messicano Contro
l’Impunità e per la Giustizia Autonoma, per cui il
Messico si unisce con un’ampia partecipazione all’Incontro
Continentale.
3. Fino ad ora abbiamo la conferma della partecipazione di Paraguay,
Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú,
Martinica, Repubblica Dominicana, Haiti, Stati Uniti, ed in questi
giorni aspettiamo altre conferme.
Si sono registrati come osservatori organizzazioni e persone dei
Paesi Baschi, di Italia e Spagna.
4. Per partecipare all’Incontro è necessario iscriversi
alla seguente pagina web:
http://www.contralaimpunidad.org/encuentro1/solicitudregistro.php
e compilare il questionario
Per ulteriori informazioni scrivere a:
encuentro@contralaimpunidad.org
redcontralarepresion@gmail.com
5. Entro pochi giorni renderemo pubblico il programma e la dinamica
di lavoro, così come le informazioni per raggiungere il Caracol
di Morelia.
La Jornada – Giovedì 11 giugno 2009
http://www.jornada.unam.mx/texto/021n1pol.htm
SI SVOLGERA’ IN CHIAPAS IL 20 E 21 GIUGNO L’INCONTRO
CONTINENTALE CONTRO L’IMPUNITA’
Hermann BellinghauseN
L'Incontro Continentale Americano contro l'Impunità si svolgerà
in territorio zapatista del Chiapas i giorni 20 e 21 giugno. Inizialmente
il suo svolgimento era stato annunciato nella città di San
Cristóbal de las Casas, ma "grazie al fatto che la giunta
di buon governo Corazón del Arco Iris de la Esperanza ha
accettato di essere nostro anfitrione e permetterci generosamente
che il suo caracol ne fosse la sede", si svolgerà nel
caracol Torbellino de Nuestras Palabras, nell’ejido Morelia,
ha comunicato la commissione organizzatrice.
Hanno confermato la loro partecipazione persone di Paraguay, Cile,
Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú, Martinica,
Repubblica Dominicana, Haiti, Stati Uniti, e sono attesi rappresentanti
di “molti altri paesi”.
(…)
Intanto, questo fine settimana, partirà la sesta Karovana
Nazionale di Osservazione e Solidarietà con le Comunità
zapatiste del Chiapas, alla quale parteciperanno aderenti nazionali
della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell'Esercito Zapatista
di Liberazione Nazionale (EZLN) e della Zezta Internazional.
(…)
Gli organizzatori sottolineano che dal gennaio scorso sono avvenute
"aggressioni e provocazioni contro i nostri compagni, utilizzando
per questo i governanti priisti e perredisti ed organizzazioni di
queste filiazioni politiche per aggredire le basi di appoggio zapatiste
a Zinacantán, Las Margaritas ed Ocosingo."
Questo, mentre le basi zapatiste, "insieme ai compagni e le
compagne dell'EZLN, hanno mantenuto pienamente la parola data nel
1994, di non realizzare azioni armate, ma di costruire un movimento
di opposizione civile e pacifico al regime politico messicano e
alle sue istituzioni". Hanno mantenuto la parola, si aggiunge,
con "dignità e coraggio". Ora "tocca agli
aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di mobilitarsi
ed agire con decisione e solidarietà in loro aiuto."
La Jornada – Sabato 13 giugno 2009
Los de Abajo
Contro l’Impunità di Gloria Muñoz
Ramírez
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/13/index.php?section=opinion&article=014o1pol
Ancora una volta gli zapatisti ci mettono la casa. In questa occasione
per la celebrazione del Primo Incontro Continentale Americano contro
l'Impunità e per la Giustizia Autonoma, uno spazio nel quale
è confermata la partecipazione di Martín Almada, del
Paraguay, premio Nobel Alternativo della Pace, scopritore degli
"archivi del terrore" della dittatura di Stroessner, a
partire dai quali si è ricostruita gran parte dell'Operazione
Condor.
Dal Brasile arriveranno nel territorio autonomo chiapaneco rappresentanti
del Movimiento de los Sin Tierra, e dalla Bolivia si è iscritta
l’Associazione dei Detenuti, Desaparecidos e Martiri per la
Liberazione Nazionale. Senza dubbio sarà accolta con particolare
interesse l’Associazione per i Diritti Umani del Perù,
paese ferito dal recente massacro di indigeni. Parteciperanno inoltre
l’associzione HIJOS, di Guatemala e Perú, tra altre
organizzazioni e persone di Paraguay, Guatemala, Nicaragua, Cile,
Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Messico, Perú, Martinica,
Repubblica Dominicana, Haiti e Stati Uniti, oltre ad osservatori
di Spagna, Italia, Paesi Baschi e Australia.
L'incontro, al quale il poeta Mario Benedetti ha inviato una delle
sue ultime adesioni, avrà come sede il caracol zapatista
della comunità di Morelia, Chiapas; non solo si elaborerà
una radiografia sull'impunità in un'America ferita da dittature,
governi neoliberisti e da altri che si autodefiniscono di sinistra.
La riunione parte dal presupposto che non esiste "una giustizia
pronta, completa ed imparziale", per cui si ha diritto "a
cercare altre forme di fare giustizia per processare, giudicare
e, se possibile, garantire la certezza della pensa per i responsabili
di queste gravi violazioni ai nostri diritti"; in altre parole,
organizzare la giustizia autonoma, aspetto nel quale gli anfitrioni
offrono una vasta esperienza.
La Rete Nazionale contro la Repressione e per la Solidarietà,
incaricata dell'organizzazione in Messico, ritiene urgente "avanzare
nella creazione di un tribunale autonomo e di altre forme di fare
giustizia che siano efficaci e sicure". Il filosofo messicano
Luis Villoro è stato invitato affinché collabori "a
stendere le basi etiche della giustizia vera".
Questo non sarà un incontro col passato, ma con la memoria,
nel quale "vogliamo riunirci per stabilire un dialogo tra generazioni
che, oltre a denunciare, informi ed analizzi la realtà attuale,
serva per creare nuovi strumenti di prevenzione e protezione davanti
all'escalation della violenza e dell'impunità di quelli che
comandano".
L'appuntamento è per i prossimi 20 e 21 giugno.
La Jornada – Venerdì 19 giugno 2009
Megaprogetti: la nuova forma di saccheggio delle multinazionali
DELEGATI DI TRE CONTINENTI PARTECIPANO ALL’INCONTRO CONTRO
L’IMPUNITA’
La memoria è lo strumento contro le azioni totalitarie che
si ripetono in America Latina
Hermann Bellinghausen - Inviato
San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 giugno. L'Incontro Americano
Contro l'Impunità,che si svolgerà nel caracol zapatista
di Morelia, Torbellino de nuestras palabras, sarà inaugurato
questo sabato alle ore 12 dalla giunta di buon governo, anfitrione
della riunione che si concluderà domenica. Gli organizzatori
hanno confermato la partecipazione di 15 paesi del continente, oltre
a delegati che provengono da Europa e Australia.
In uno scenario nazionale ed internazionale dove la repressione,
la criminalizzazione della lotta sociale, il comportamento delinquenziale
di poliziotti e governi minaccia l'integrità dei popoli indios
e delle società democratiche in paesi come Messico, Perù
o Colombia, intento dell'incontro è non dimenticare i totalitarismi
del recente passato affinché non si ripetano più.
Un passato che bisogna tenere presente.
Difensori dei diritti umani, analisti ed attivisti si riuniranno
questo fine settimana con organizzazioni e movimenti popolari di
Perù, Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Cuba, Brasile,
Haiti, Guatemala, Ecuador, Stati Uniti, Venezuela, Repubblica Dominicana,
Bolivia e Messico per unire attualità e memoria, l'unico
modo reale di pensare al futuro.
Gli organizzatori affermano che dietro alcuni dei fatti che decenni
fa hanno oscurato il continente "riappaiono in molte latitudini
della nostra America, ed oggi come ieri, si scorge l'azione del
potere totalitario che definisce il nemico, l'ebreo, il sovversivo,
il povero, lo straniero o l'emigrante come sinonimo di terrorista,
con l'intento di imporre una verità unica nella logica dell'ordine
costituito e come strategia di potere e pratica routinaria, con
le sue facciata e limbi giuridici che 'legalizzano' l'impunità."
Oggi come ieri, esistono "prigioni clandestine ed il ricorso
alla tortura sistematica (compresa quella sessuale), sparizioni
sommarie e l'orrore che tutto ciò produce".
Gli organizzatori sostengono: "Non si può zittire la
storia, perché la memoria dell'orrore è presente.
Dobbiamo opporci all'inerzia del consenso, del cancelliamo tutto
e ripartire e di non contestare il discorso dominante che vorrebbe
che il passato venisse sepolto per sempre. Vittime e protagonisti
di ieri e oggi, familiari, attivisti sociali, giuristi, intellettuali
e collettivi umanitari di diverse regioni della nostra America vogliono
qui riunirsi per stabilire un dialogo tra le generazioni che, oltre
a denunciare, informi ed analizzi la realtà attuale, serva
per creare nuovi strumenti di prevenzione e protezione davanti all'escalation
della violenza e all'impunità di quelli che comandano."
Il silenzio è alleato o complice del terrore, sostengono.
"A partire dalla testimonianza delle vittime, dal chiarimento
della verità e dal recupero della memoria storica, vogliamo
comprendere che cosa è accaduto e come è accaduto.
Documentarlo, sistematizzarlo e condividerlo ci permetterà
di sapere che cosa sta accadendo oggi, quando la potenza egemonica,
con la complicità di alcuni stati nazionali, sta realizzando
una riconfigurazione della mappa geopolitica del nostro emisfero
al servizio delle multinazionali."
Il documento degli organizzatori denuncia che i megaprogetti sono
"la nuova forma di appropriazione territoriale e saccheggio
delle nostre risorse naturali in chiave di contrainsurgencia, con
le sue nuove basi militari, il ritorno della Quarta Flotta, i suoi
mercenari coperti da appaltatori privati ed i suoi paramilitari,
le sue fumigazioni, i suoi colpi di mano ed il terrorismo mediatico".
Per questo, "conoscere l'origine e la natura del dolore, i
meccanismi del terrorismo di Stato e del discorso che giustifica
la barbarie, implica, forse, disarmare la sua logica in maniera
preventiva". Questo richiede vigilanza, "allerta costante",
conclude la convocazione.
I firmatari sono: Associazione Amici di Jorge Eliécer Gaitán
(Colombia), Studio giuridica Terra e Libertà (Messico), Centro
per la Giustizia e la Responsabilità (San Francisco, California),
Centro per l'Azione Legale nei Diritti Umani (Guatemala), Comitato
Familiari e Amici dei Giustiziati per Esplosione e Corporazione
dei 119 (Cile), Istituto dei Diritti Umani dell'Università
Centroamericana José Simeón Cañas (El Salvador),
Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (Brasile), Nati nella
Tempesta AC ed Osservatorio Latinoamericano di Geopolitica (Messico),
Rete Intellettuali ed Artisti in Difesa dell'Umanità (Cuba,
Messico e Venezuela).
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/19/index.php?section=politica&article=020n1pol
La Jornada – Sabato 20 giugno 2009
In questo clima inizia in Chiapas L’Incontro Americano Contro
l’Impunità
Denunce di pedinamenti contro attivisti ed il Centro Fray Bartolomé
de las Casas
L’attualità a San Cristóbal sono le telenovelas;
l’EZLN è ormai storia, dice un giornalista TV
Hermann Bellinghausen - Inviato
San Cristóbal de las Casas, Chis. 19 giugno. L'Incontro Americano
Contro l'Impunità si apre questo fine settimana nel caracol
zapatista di Morelia con sette ejidatarios tzeltales di San Sebastián
Bachajón nella prigione di El Amate torturati dalla polizia
ed accusati di essere "rapinatori di strada" (in realtà
difensori del loro territorio e diritti) ed in mezzo ad una crescente
campagna di spionaggio e pedinamenti contro attivisti dei diritti
umani.
Giorni dopo la firma del governo statale dei nuovi accordi col Centro
di Investigazione e Sicurezza Nazionale (Cisen) per "restringere
le attività di informazione e intelligenza" nello stato
(La Jornada, 16 giugno), il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé
de las Casas (CDHFBC) denuncia persecuzione e pedinamenti da parte
di "agenti non identificati" nei confronti del suo direttore,
Diego Cadenas Gordillo, e di altri membri dell'organizzazione e
dei suoi uffici nel quartiere de Mexicanos.
L'ostentato pedinamento di Cadenas è proseguito fino ad oggi,
secondo una nuova denuncia del CDHFBC, il quale dichiara che "atti
di pedinamento costituiscono una violazione al diritto all'integrità
e sicurezza personale". La Commissione Interamericana dei Diritti
Umani ha ribadito, aggiunge, la "sua preoccupazione di fronte
al fatto che le forze di sicurezza dello Stato rivolgano le loro
funzioni di intelligenza contro le organizzazioni che difendono
le garanzie individuali, esclusivamente in ragione delle loro attività."
Nello stesso modo, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo
(alcuni dei cui membri hanno ricevuto minacce di morte, persecuzioni
domicialiari, intimidazioni con presunti mandati di cattura durante
negoziazioni agrarie, persecuzioni e pedinamenti da parte di poliziotti
o agenti in borghese ed il tentativo di perquisizione di intere
comunità da parte dell'Esercito Federale e della Polizia
Statale Preventiva) denuncia oggi che due dei suoi membri, Yolanda
Castro Apreza e Daniel Luna Alcántara, sono oggetto di insistenti
pedinamenti e minacce.
Per il resto, qui risuona ancora il massacro di Acteal. Dodici anni
dopo gli autori intellettuali godono di totale impunità e
molti dei paramilitari che fecero il massacro e che sono in carcere,
a breve potrebbero essere rimessi in libertà.
La televisione lo sa
Ma non c'è di che preoccuparsi, "il Chiapas è
di moda", come recita lo slogan del 'Fashion Show Passion and
Love' che si girerà la prossima settimana nel Cañón
del Sumidero, col deciso sostegno del governo dello stato.
In vista dell'esordio della telenovela Mi pecado (anche questa decisamente
sostenuta dal governo), il giornalista Java, inviato della catena
OEM-Informex, offre un'immagine commovente di San Cristóbal
de las Casas: "L'insurrezione armata dell'EZLN in questa regione
è ormai solo parte della storia, una leggenda, e gli abitanti
di questa bella città chiapaneca oggi osservano la registrazione
della telenovela Mi pecado, produzione di Juan Osorio, piuttosto
che ricordarsi del subcomandante Marcos".
La stessa cosa sostengono, da alcuni anni, antropologi e ricercatori
dei fori accademici locali. Non si possono lamentare: sono stati
ascoltati.
Il citato giornalista constata che "qui non c'è un solo
incappucciato di Ocosingo, né di Las Margaritas, né
di Larráinzar, né di nessun altro posto, come neppure
negoziati 'di pace' (le virgolette sono sue) nella cattedrale locale,
come quelli guidati una volta dal vescovo Samuel Ruiz, in cambio
ci sono stelle della televisione che emozionano la vita dei sancristobalensi".
Molti di loro, riferisce l'inviato, "si sono raggruppati in
una tipica stradina per mettersi davanti alla cinepresa e farsi
vedere in televisione, perché Juan Osorio ed i suoi attori
erano in collegamento con il programma Hoy. Uomini, donne e bambini
ad un segnale hanno lanciato in aria palloncini bianchi con la scritta
'Viva Chiapas'. Un messaggio per riattivare il turismo e dire alla
gente che l'emergenza sanitaria per l'influenza è passata"
(anche se secondo la Segreteria di Salute i casi sono già
400 e continuano a crescere, ma è un piccolo dettaglio).
Bene dice uno dei "buoni" in Piel Morena, l'altra telenovela
del momento ambientata ad Agua Azul come scenario della selva Lacandona:
"Il Chiapas è indimenticabile".
In sintonia con tanta bellezza lo scorso mercoledì il presidente
Felipe Calderón ne ha approfittato per una gita per il centro
dell'entità per dare buone notizie. Inaugurando un'immensa
imbottigliatrice di Pepsi Cola a Chiapa de Corzo, il presidente
ha comunicato che "al 15 di giugno, si sono registrati nel
paese 17.600 nuovi posti di lavoro", ed ha confermato "l'incremento
nel consumo di energia elettrica" (sarà per così
tanti televisori accesi), assicurando che "questo significa
che l'economia sta riprendendo piede".
La Jornada – Lunedì 22 giugno 2009
Solo in Guerrero sono documentati 1.100 casi di morti violente non
legate al narco
In America Latina si moltiplicano i crimini di Stato che continuano
a restare impuniti
La lotta contro gli abusi unisce i popoli della regione che condividono
le loro esperienze
Hermann Bellinghausen - Inviato
Caracol di Morelia, Chis. 21 giugno. Non c'è modo di sfumarlo:
è il resoconto dell'orrore, e non tanto per i crimini di
Stato del recente passato, ma per l'impunità che li copre,
lo stesso in Argentina che ad Acteal. E la cosa preoccupante: quelli
che si succedono e moltiplicano oggi in Perù, Guatemala e
nel nostro stato di Guerrero.
Solo in questo ultimo, come documenta L'Agenzia di Sviluppo Comunitario
(Tadeco) di Chilpancingo, nell'entità governata dal perredista
Zeferino Torreblanca si sono registrati più di 1.100 morti
violente, diverse da quelle del narcotraffico e della delinquenza
comune. Nella maggioranza è coinvolto qualche corpo di polizia
o militare, in relazione o no con movimenti o azioni della società;
tutti, civili innocenti.
Nello stesso periodo ci sono più di 200 sparizioni non risolte
e 70 sequestri, secondo il Comitato Familiari ed Amici di Rapiti,
Scomparsi ed Assassinati di Guerrero. L'avvocato Javier Monroy,
che partecipa all'Incontro Americano Contro l'Impunità conclusosi
oggi nel caracol zapatista Torbellino de nuestras palabras, ha descritto
la militarizzazione di quell'entità come massiccia ed onnipresente.
Gli orrori dell’Argentina
Da questo paese "che ogni giorno riconosciamo sempre meno",
come ha dichiarato la filosofa Fernanda Navarro, coordinatrice della
sessione plenaria di questa mattina, è venuto Andrea Benítez,
dell'Associazione Familiari dei Desaparecidos dell'Argentina, dove
sono stati identificati e denunciati 9.026 colpevoli diretti del
piano di sterminio scatenato nel suo paese negli anni '70. Un numero
esiguo di loro è stato processato, non diciamo condannato.
"Devono essere puniti anche i complici del genocidio, come
i mezzi di comunicazione, i padroni del capitale, i partiti politici",
aggiunge. I "governi Kirschner" non hanno fatto niente,
né si è risolta la recente sparizione di Julio López,
che ha già suscitato la protesta internazionale.
Contro l'impunità garantita dalle leggi del perdono e l'oblio
nel cono sud dopo le dittature, si è pronunciato anche Andrea
Caraballo, dell'organizzazione Contraimpunidad dell'Uruguay: "Non
dimentichiamo, non ci arrendiamo, non perdoniamo".
In Guatemala i desaparecidos politici sono 45.000, riferisce Julio
Rosales, del Movimento Nazionale per i Diritti Umani del vicino
paese, unico sopravvissuto egli stesso di una famiglia desaparecida.
"Nessuno paga per questi crimini". Il principale responsabile,
Efraín Ríos Mont, oggi è un deputato. A 12
anni dagli incompiuti accordi di pace che posero fine a 36 anni
di guerra, "in tutto il mondo si è chiesta a gran voce
giustizia, ma niente."
Continuano ad esserci perseguitati, come Ramiro Choc, il prigioniero
politico più importante in Guatemala, e desaparecidos; popoli
cacciati ed aggrediti dalle miniere a cielo aperto, che oggi suscitano
il maggiore "no" nazionale. Inoltre, l'uccisione delle
donne (feminicidios) è costante ed "il crimine organizzato
ha occupato gli spazi omicidi e destabilizzatori che prima erano
monopolio di militari e paramilitari".
Sono presenti e testimoniano anche alcune vittime del governatore
messicano Enrique Peña Nieto, così come la dirigente
mazahua Magdalena García Durán, vessata ed imprigionata
senza motivo durante la repressione ad Atenco due anni fa. Gli anziani
matlatzincas di Santa Cruz Atizapán perseguitati e spogliati
nella valle di Toluca.
Ci sono las Abejas di Acteal, Chiapas, e la voce dei carcerati di
Loxichas (Oaxaca), solo due dei casi di massacro, ingiustizia ed
impunità accaduti durante il funesto sessennio di Ernesto
Zedillo. Fuerza Indígena Chinanteca Kia-nan ed i coloni perseguitati
da privati a Lomas de Poleo, Ciudad Juárez, raccontano le
loro dolorose resistenze.
María Teresa Contreras Rodríguez, vedova di un minatore
sepolto a Pasta de Conchos (Coahuila), dichiara che non tollereranno
più inganni. "Siamo pronti ad occupare la miniera".
In esclusiva per l'incontro lo scrittore inglese John Berger ha
mandato Tre Sogni. All'apertura della sessione di oggi è
stato letto uno di questi: "Un sogno che ho fatto dieci anni
fa. Stavano frugando. C'era gente che cercava i morti. Molti pensavano
che non si trovassero più lì. Tra la folla c'erano
anche cani. Io, mentre cercavo, guardavo lo scavo. All'improvviso,
come un sibilo nel vento, i morti invisibili uscirono dalla fossa
e penetrarono tutto il mio essere mentre gridavo: 'Vi porterò
con me!' Mi svegliarono il sibilo ed il mio grido ed il sibilo.
Ma svegliai contento sapendo quello che dovevo fare. Se in questi
dieci anni sono riuscito o no a svolgere questo compito, non lo
so".
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/22/index.php?section=politica&article=022n1pol
La Jornada – Martedì 23 giugno 2009
Si chiude l’Incontro Americano Contro L’Impunità
Zapatisti: scopo del Plan Mérida è eliminare i dissidenti
Hermann Bellinghausen - Inviato
Caracol di Morelia, Chis. 22 giugno. Chiudendo l'Incontro Americano
Contro l'Impunità la sera di domenica, la giunta di buon
governo (JBG) zapatista della regione Tzotz Choj ha dichiarato che
il Plan Mérida non è contro la criminalità,
ma è uno strumento per "imprigionare, torturare e far
sparire" coloro che lottano per i propri diritti.
Davanti a partecipanti di 15 nazioni americane ed osservatori di
altrettanti paesi europei, la JBG ha riassunto la problematica dell'impunità,
dibattuta qui per due giorni, dove si è unanimemente riconosciuto
il sistema capitalista come origine delle ingiustizie che oggi affliggono
il mondo.
"Il governo di 'Pelipe' Calderón (si pronuncia così
da queste parti, perché non c'è il suono 'f' nelle
lingue tzotzil né tzeltal) ed il suo padrone il presidente
degli Stati Uniti sono concentrati nel Plan Mérida, grazie
al quale, dicono loro, sconfiggeranno la criminalità legato
al narcotraffico. In realtà non è come raccontano
dai mezzi di comunicazione di massa. In realtà tutto questo
serve per perseguitare, imprigionare, torturare e far sparire la
gente che si organizza per difendere i propri diritti."
Per voce della compagna Victoria, vestita nel costume tradizionale
di Huixtán, la JBG ha affermato che l'Incontro è servito
a raccontare "le ingiustizie in ognuno dei paesi per mano dei
malgoverni e dei padroni che hanno il nome di capitalisti. Essi
impongono leggi proprie in favore dei grandi impresari, lasciando
il popolo nell'oblio nella povertà e nella miseria, e ci
tolgono le risorse naturali senza poter godere di ciò che
è nostro."
Ha esortato a "cercare forme di unità affinché
un giorno tutti siamo liberi da questa schiavitù che oggi
si subisce in tutte le parti del mondo. Siamo obbligati a cercare
spazi e strade che permettano che i nostri compagni privati della
loro libertà ed i nostri figli abbiano una vita degna".
(…………….)
http://www.jornada.unam.mx/2009/06/23/index.php?section=politica&article=016n1pol
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