Monsignor
Samuel Ruiz è morto,JTatic Samuel riposa in pace.
24 Gennaio 2011
Con profondo dolore comunichiamo che oggi, 24 gennaio, a Città del Messico, a 86 anni è scomparso
Monsignor Samuel Ruiz García. Il nostro caro Jtatic ci ha trasmesso l'incorruttibile decisione di lottare per
la giustizia e la costruzione della pace con dignità e perseveranza.
Jtatic Samuel Ruizè stato Vescovo Emerito della Diocesi di San Cristóbal de Las Casas e questo 25 gennaio
avrebbe compiuto il 51° anniversario di ordinazione episcopale. E’ stato inoltre fondatore e Presidente di questo
Centro dei Diritti Umani dal 1989.
Nella sua instancabile lotta per la difesa dei diritti umani è stato ispiratore e guida di molte organizzazioni
civili e di processi sociali nella costruzione della giustizia, mediatore nei dialoghi tra l'Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale ed il governo messicano, un grande teologo della liberazione e promotore della
teologia india. E' stato candidato al Nobel per la Pace ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo
lavoro a difesa dei diritti umani in particolare a difesa dei popoli indigeni in Chiapas.
Fedeli alla sua ispirazione, tutte e tutti noi che facciamo parte di questo Centro, ratifichiamo la nostra
Missione di camminare a fianco ed al servizio del popolo povero, escluso ed organizzato che vuole superare
la situazione socioeconomica e politica in cui vive, prendendo da lui direzione e forza per contribuire nel suo
progetto di costruzione di una società in cui le persone e comunità esercitino e godano di tutti i loro diritti in pienezza.
Il suo corpo sarà trasferito nel pomeriggio di oggi, lunedì 24 gennaio, nella città di San Cristóbal de Las
Casas per essere vegliato nella Cattedrale di questa città che inizierà alle ore 19:00 e proseguirà per tutta la
notte. Le esequie si svolgeranno mercoledì 26 gennaio alle ore 12.00 nella cattedrale.
Ringraziamo anticipatamente per la vostra presenza alle diverse celebrazioni, potete portare una candela
per accompagnare in questo percorso
jTatic Samuel.
26 gennaio, ore 12:00 - La cerimonia funebre sarà coperta
dai seguenti media:
http://komanilel.blogspot.com/
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Centro dei Diritti
Umani Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio
Mexicanos,
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
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La Jornada 25 Gennaio
2011
I governi lo calunniarono, ma ammisero la sua legittimità
nei dialoghi.
Senza El Caminante, forse in Chiapas ci sarebbe stato
un bagno di sangue
Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal
de las Casas, Chiapas, 24 gennaio.
Guardando la bella cattedrale gialla
e bianca di San Cristóbal, scolpita da mani
indigene ai tempi della
Colonia, non si può non pensare a Samuel Ruiz García ed
al suo passaggio
assolutamente storico per le terre del sudest messicano. Da
mezzo
secolo questa città, e tutte le terre maya e zoques del Chiapas
sono
segnate dai passi del Caminante (Il Viandante), come egli stesso
piaceva definirsi.
Dal pomeriggio di oggi ha cominciato a congregarsi
(una parola che piaceva a
jTatik), una grande quantità di persone
nell'atrio e nelle navate del tempio, per
aspettarlo per l'ultima
volta. O "per sempre", come dice un diacono tzotzil che
sistema
gli addobbi floreali che continuano ad aumentare ai piedi della
scalinata
fino all'altare, dove tante volte Don Samuel (la gente
lo chiama semplicemente così)
ha officiato e parlato, un vescovo
come ce ne sono pochi, ed ora senza di lui, molti
meno. A mezzanotte
ancora lo aspettavano.
La sua impronta è ineludibile. Quanti governi
statali e federali l'hanno spiato,
calunniato, minacciaro, schernito.
Quanti l'hanno temuto. "Il pretino", lo chiamava
con sdegno un segretario
di Governo negli anni della peggiore offensiva paramilitare
filogovernativa
contro choles e tzotziles alla fine del secolo XX, con al centro
il
massacro di Acteal (1997). Oggi si compiono 51 anni dalla sua
consacrazione a
vescovo della Chiesa cattolica nell'allora diocesi
del Chiapas, che poi passò a
quella di Tuxtla Gutiérrez; Ruiz rimase
a San Cristóbal, la diocesi che comprende
gli Altos, la Selva Lacandona,
la zona nord, le selve e le catene montuose di
confine: la vasta
regione che a metà del decennio scorso scosse la coscienza
nazionale
con l'insurrezione zapatista e la rivelazione al Messico e al mondo
di
alcuni popoli indigeni profondi, coraggiosi ed esemplari.
Il
vescoso stesso dovette scoprirli, come non lo fece nessuno dei suoi
predecessori, ad eccezione del frate Bartolomeo de las Casas, il
suo lontano
precursore e definitivo maestro. Entrambi sono venuti
ad imparare l'umanesimo
nella terra degli "uomini veri". Generazioni
del popolo hanno amato Samuel Ruiz.
Generazioni di cacicchi politici,
finqueros e governanti l'hanno odiato come il
nemico che effettivamente
era per loro. Il suo prolungato contatto con le comunità
lo portò
alla sua famosa "opzione preferenziale per i poveri", che acquisisce
corpo
verso il 1974, e si definisce ampiamente negli anni '80.
Una
corona di fiori del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las
Casas,
fondato qui dallo stesso Ruiz nel 1989, è posata accanto
ad un'altra della famiglia
di Mariano Díaz Ochoa, ex sindaco priista
ed ex leader dei tristemente celebri
"autentici coletos" che arrivarono
a prendere a sassate la curia per considerare
jTatik un rosso, irrimediabilmente
alleato di quegli indios che erano disprezzati ed
umiliati dai coletos,
che come tali sono stati sconfitti dalla storia, cioè, da quei
popoli
ai quali il vescovo ha consacrato la sua vita. Oggi tutti gli rendono
omaggio.
Polemico con i poteri ecclesiastici e politici, vituperato
senza validi argomenti dagli
intellettuali criollisti e filogovernativi,
ebbe il suo momento culminante dopo la
sollevazione armata dell'Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale nel 1994.
Risultò l'unico mediatore
valido per lo Stato ed i ribelli, e corse grandi rischi. In quei
mesi, le sue omelie erano conferenze stampa per centinaia di giornalisti
del mondo
intero che accorrevano alle sue messe nella chiesa di
Santo Domingo o in questa
cattedrale; era "la notizia", ed alcuni
albergavano una certa morbosità, aspettando
che lo assassinassero
come don Arnulfo Romero, a San Salvador.
Contrariamente a un luogo
comune, non era zapatista. Neanche filogovernativo, ma
aveva la
legittimità per servire da ponte. Senza di lui, in Chiapas forse
ci sarebbe
stato un bagno di sangue. Questa cattedrale si chiama
da allora "della pace". I suoi corridoi, il suo atrio, le sue rustiche
torri sono un monumento alla pace. Pochi
menzionano ora che ha anche
fatto da mediatore negli anni più duri dell'intolleranza
religiosa
tra cattolici tradizionali e nuovi evangelici. Don Samuel, cattolico,
è corso
in difesa degli indigeni. Ed il suo impegno per i diritti
umani è stato pari. Lo sanno
anche migliaia di maya guatemaltechi
accolti in Chiapas durante la guerra nel loro
paese, appoggiati
dal jTatik e dalle sue squadre pastorali.
http://www.jornada.unam.mx/2011/01/25/index.php?section=politica&article=006n1pol
(
Traduzione
“Maribel” – Bergamo )