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15 Aprile 2009 Dharamsala L’
Associazione donne tibetane (TWA) il Partito nazionale democratico
del Tibet, il Gu-Chu-Sum Movement of Tibet e gli studenti per un Tibet
libero hanno tenuto una conferenza stampa congiunta dove hanno denunciato
la violazione del diritto internazionale del Governo cinese e l’attuale
livello di repressione in Tibet.
Al termine della conferenza stampa è stato deciso una giornata
di protesta contro il Governo cinese e chiamato tutti i movimenti
che nel mondo hanno a cuore la causa tibetana a manifestare il proprio
dissenso il 17 aprile.
In questo incontro si è parlato dei primi casi noti di dure
condanne verso i tibetani arrestati in seguito alle rivolte di marzo
2008.
Le sentenze sono state emesse in data 8 aprile dal Tribunale di Lhasa
nei riguardi di 5 tibetani: per Lobsang Gyaltsen, Loyak, Tenzin Phuntsok
e Kangtsuk condanna a morte ( con una sospensiva di due anni per gli
ultimi due), mentre per la donna tibetana Dawa Sangpo la condanna
è stata l’ergastolo.
Lobsang Gyaltsen e Loyak sono stati giudicati senza che siano state
rispettate le procedure giuridiche internazionali che garantiscono
un giusto processo.
Anche a loro, come ormai è prassi per tutti i tibetani incarcerati,
le Autorità non hanno permesso di avere un avvocato di fiducia
adducendo come giustificazione il fatto che si trattava di un processo
politico.
Quindi dopo aver minacciato di radiazione dalla professione i numerosi
avvocati che si erano offerti di difendere gli imputati hanno scelto
un “loro avvocato amico” e un “loro interprete tibetano”
Intanto nella regione tibetana continuano le manifestazioni di protesta
e le retate punitive dell’esercito cinese.
In Kardze alcuni dimostranti tibetani arrestati il 5 aprile stati
sono stati fatti sfilare davanti a truppe armate e ad almeno 20 veicoli
militari.
Una scena che si presenta sempre più spesso davanti gli occhi
delle popolazioni tibetane, una sfilata di pochi uomini testa rasata
gambe e braccia incatenate che precedono le truppe mentre da un altoparlante
vengono lanciati dei moniti alla popolazione, se protestate farete
la stessa fine.
Altri 5 monaci del monastero Tsitsang, sempre in Kardze, sono stati
prelevati dalle forze di sicurezza cinese dopo una perquisizione (vero
e proprio saccheggio) nel monastero. 4 dicembre 2008
Il discorso del Dalai Lama al Parlamento Europeo arriva ad un mese
dall’ottavo incontro che si è svolto in Cina tra i rappresentanti
del Dalai Lama e del governo cinese.
Subito dopo dal 17 al 22 novembre a Dharamsala è stata convocata
con carattere d’urgenza l’Assemblea Straordinaria dei
tibetani in esilio per discutere e decidere sui futuri passi della
politica tibetana.
Insieme ai maggiori rappresentanti del governo tibetano in esilio,
a 581 rappresentanti dei tibetani sparsi in tutto il mondo sono stati
raccolti più di 17.000 pareri di tibetani che vivono in Tibet.
Il discorso del Dalai Lama al Parlamento Europeo
Bruxelles, il 4 dicembre 2008
Vostra Eccellenza, Signor Presidente, Onorevoli del Parlamento, onorevoli
colleghi.
È un grande onore per me parlare con voi oggi e vi ringrazio
per l'invito. Dovunque io vada, il mio principale interesse e impegno
è dedicato alla promozione dei valori umani, questo è
quello che considero il fattore chiave per una felice vita a livello
individuale, familiare e comunitario. Nella nostra epoca moderna,
non si presta sufficiente attenzione a questi valori interiori.
Promuoverla è quindi il mio interesse e impegno principale.
Il mio secondo impegno è promuovere un’armonia inter-religiosa.
Noi accettiamo la necessità di un pluralismo in politica e
in democrazia, ma spesso sembriamo esitare di fronte ad una pluralità
di fedi e religioni.
Nonostante le loro diverse concezioni e filosofie, tutte le principali
tradizioni religiose recano lo stesso messaggio di amore, compassione,
tolleranza, appagamento e auto-disciplina. Sono simili anche nell’avere
la potenzialità per aiutare gli esseri umani portandoli ad
una vita felice.
Questi due sono i miei principali interessi e impegni.
Naturalmente anche il problema del Tibet è fonte di particolare
preoccupazione per me, ho una responsabilità speciale verso
il popolo tibetano che in questo periodo difficile della sua storia
continua a riporre in me la loro speranza e fiducia. Il benessere
del popolo tibetano è la mia costante motivazione. Mi considero
essere la loro voce libera in esilio.
L'ultima volta che ho avuto il privilegio di dialogare con il Parlamento
europeo, il 24 ottobre 2001, ho affermato, "nonostante alcuni
fattori come lo sviluppo e il progresso economico nel Tibet continuano
ad esserci problemi fondamentali per la sopravvivenza. Gravi violazioni
dei diritti umani sono diffuse in tutto il Tibet e spesso sono il
risultato di politiche razziali e di discriminazione culturale. Eppure,
sono solo i sintomi e le conseguenze di un problema più profondo.
Le autorità cinesi del Tibet vedono la cultura e la religione
come fonte di minaccia e separazione. Pertanto, il risultato di queste
politiche è che un intero popolo con la sua unica identità
culturale si trova di fronte alla minaccia di estinzione ".
Dal marzo scorso, i tibetani in tutte le manifestazioni svolte nell'altopiano
tibetano hanno dimostrato contro l’oppressione e le discriminazioni delle
autorità cinesi in Tibet. Con piena consapevolezza del pericolo
imminente per la loro vita tutti i tibetani del Tibet, giovani e vecchi,
uomini e donne, monastici e laici, credenti e non credenti, studenti,
si sono riuniti spontaneamente per esprimere con coraggio la loro
angoscia e insoddisfazione verso la politica del governo cinese. Sono
stato profondamente addolorato per la perdita di vite umane, sia tibetane
che cinesi, e ho fatto subito appello alle autorità cinesi
di usare moderazione.
Dal momento che le autorità cinesi hanno accusato me di orchestrare
i recenti eventi in Tibet, ho fatto ripetuti appelli perché
vi fosse un rispettoso organismo internazionale che svolga un’indagine
approfondita e indipendente invitandolo a Dharamshala, in India.
Se il governo cinese ha qualche prova a sostegno di queste gravi accuse
deve rivelarle al mondo.
Purtroppo le autorità cinesi hanno fatto ricorso a metodi brutali
per fronteggiare la situazione in Tibet e questo nonostante gli appelli
di molti leader mondiali, ONG e personalità di livello internazionale
affinché fosse evitata la violenza e dato prova di moderazione.
Molti tibetani sono stati uccisi, migliaia i feriti e gli arrestati,
mentre sono ancora molti quelli il cui destino resta completamente
sconosciuto.
Anche per questo mi trovo qui davanti a voi, in molte parti del Tibet
vi è una grossa presenza di forze armate e polizia militare.
In molte aree i tibetani continuano a soffrire sotto una situazione
che equivale a vivere in uno stato di legge marziale. C'è un
grave clima d’intimidazione e i Tibetani in Tibet vivono costantemente
nella paura di essere i prossimi ad essere arrestati.
Questo avviene mentre si nega il permesso di visitare molte parti
del Tibet a osservatori internazionali giornalisti o anche turisti,
sono profondamente preoccupato per la sorte dei tibetani.
Attualmente le autorità cinesi hanno completamente mano libera
in Tibet. E’ come se i tibetani si trovino di fronte una condanna
a morte, una situazione che mira a cancellare lo spirito del popolo
tibetano.
Molti onorevoli membri del Parlamento europeo sono ben consapevoli
dei miei sforzi coerenti affinché si trovi una soluzione reciprocamente
accettabile al problema del Tibet attraverso il dialogo e negoziati.
In questo spirito, nel 1988 presso il Parlamento europeo a Strasburgo
ho presentato una proposta formale per i negoziati che non contemplava
la separazione e l'indipendenza del Tibet. Da allora, le nostre relazioni
con il governo cinese hanno preso molte curve e deviazioni. Dopo un’interruzione
di quasi 10 anni, nel 2002 abbiamo ristabilito il contatto diretto
con la leadership cinese. Ampie discussioni si sono svolte tra i miei
inviati e rappresentanti del governo cinese. In queste discussioni
abbiamo esplicitato chiaramente
l’aspirazione del popolo tibetano.
L'essenza del mio approccio, "La Via di Mezzo”, è
quello di garantire una vera autonomia per il popolo tibetano che
rientri nell'ambito applicativo nella Costituzione della Repubblica
popolare cinese.
Nel corso del settimo colloquio, a Pechino il 1 ° e 2 ° luglio
2008, la parte cinese ci ha invitato a presentare il nostro punto
di vista sulla formazione di una vera autonomia e per questo, il 31
ottobre 2008, abbiamo presentato alla leadership cinese il nostro
memorandum Per Un’Autentica Autonomia Del Popolo Tibetano.
La relazione chiarisce la nostra posizione sull’autonomia e
come possono essere soddisfatte le esigenze di base della nazionalità
tibetana su autonomia e auto-governo. Abbiamo presentato queste proposte
con l'unico scopo di compiere un sincero sforzo per affrontare i problemi
reali in Tibet. Eravamo fiduciosi che, data la buona volontà,
le questioni sollevate nella nostra relazione sarebbero state prese
in considerazione.
Purtroppo la parte cinese ha respinto la nostra relazione nella sua
totalità.
I nostri suggerimenti sono stati presi come un tentativo di semi-indipendenza,
un’indipendenza travestita, per questo inaccettabili. Inoltre
la parte cinese ci accusa di "pulizia etnica", perché
nella nostra relazione chiediamo il riconoscimento del diritto di
aree autonome "per disciplinare la residenza, regolare l’
occupazione e le attività economiche delle persone che provengono
da altre parti della Repubblica popolare cinese e che desiderano spostarsi
in zone tibetane "
Abbiamo messo in chiaro nel nostro memorandum di non avere intenzione
di espellere i non tibetani. La nostra preoccupazione è il
movimento di massa. Formata principalmente, ma non solo, di popolazione
di etnia Han, in molte zone tibetane emargina la popolazione tibetana
e minaccia il fragile ambiente naturale.
Grandi cambiamenti demografici saranno il risultato della massiccia
migrazione dando luogo piuttosto che all'integrazione ad una vera
e propria assimilazione dei tibetani nella Repubblica popolare cinese
realizzando poco a poco l'estinzione dell’identità culturale
del popolo tibetano.
I casi dei popoli della Manchuria, Mongolia Interna e Turkestan orientale
nella Repubblica popolare cinese, sono chiari esempi delle devastanti
conseguenze del massiccio trasferimento di popolazione per lo più
di etnia Han.
Oggi, la lingua e la cultura del popolo Manchu è stata cancellata.
In Mongolia Interna, su una popolazione complessiva di 24 milioni
di persone solo il 20% è nato in Mongolia
Nonostante le affermazioni di alcuni funzionari cinesi, dalle copie
del nostro Memorandum messe a vostra disposizione, è chiaro
che abbiamo affrontato sinceramente le preoccupazioni del governo
cinese sui temi della sovranità e dell'integrità territoriale
della Repubblica popolare cinese.
Il Memorandum si spiega da sé.
Mi piacerebbe ricevere commenti e suggerimenti.
Colgo l'occasione per appellarmi all'Unione Europea e al Parlamento
affinché utilizziate le vostre parole, senza lesinare sforzi,
per convincere la dirigenza cinese a risolvere il problema del Tibet
attraverso seri negoziati per il bene comune dei due popoli.
Io respingo fermamente l'uso della violenza come strumento della nostra
lotta, ma rivendico il diritto di esplorare tutte le altre opzioni
politiche a nostra disposizione.
Nello spirito della democrazia, ho richiesto una riunione speciale
dei tibetani in esilio per discutere della situazione attuale del
popolo tibetano, della questione Tibet e sul cammino futuro del nostro
movimento.
La riunione si è svolta dal 17-22 novembre 2008 a Dharamsala,
in India.
La risposta negativa della leadership cinese alle nostre iniziative
ha alimentato in molti tibetani il sospetto che il governo cinese
non ha nessun interesse a trovare una soluzione reciprocamente accettabile.
Molti tibetani continuano a credere che gli sforzi della leadership
cinese siano solo indirizzati in una forte e completa assimilazione
del Tibet nella Cina, per questo vogliono la completa indipendenza
del Tibet.
Altri sostengono il diritto all’autodeterminazione e propongono
un referendum in Tibet.
Nonostante questi diversi punti di vista, l’Assemblea all'unanimità
ha deliberato autorizzandomi a decidere l'approccio migliore, in conformità
con la situazione dei cambiamenti in atto nel Tibet, in Cina e nel
resto del mondo.
Sto studiando le proposte formulate da circa 600 dirigenti e delegati
provenienti da comunità tibetane di tutto il mondo, compresi
i punti di vista raccolti da oltre 17.000 tibetani che vivono in Tibet
.
Sono un convinto credente nella democrazia. Di conseguenza, ho costantemente
incoraggiato i tibetani in esilio a seguire il processo democratico.
Oggi, la comunità di rifugiati tibetani è tra le poche
comunità di rifugiati che ha creato tutti e tre i pilastri
della democrazia: legislativo, esecutivo e giudiziario. Nel 2001,
abbiamo fatto un altro grande passo nel processo di democratizzazione
eleggendo con voto popolare il presidente della Kashag (Parlamento
tibetano in esilio).
Ho sempre sostenuto che in ultima analisi, il popolo tibetano deve
essere in grado di decidere il futuro del Tibet. Come Pundit Nehru,
primo Primo Ministro dell'India, ha dichiarato al Parlamento indiano
il 7 dicembre 1950: "L'ultima voce per quanto riguarda il Tibet
dovrebbe essere la voce del popolo del Tibet e di nessun altro".
La questione del Tibet ha le dimensioni e le implicazioni che vanno
ben oltre il destino di sei milioni di tibetani. Il Tibet è
situato tra l'India e la Cina. Per secoli il Tibet ha agito come una
tranquilla zona cuscinetto che separa i due paesi più popolati
della terra. Tuttavia nel 1962, solo pochi anni dopo la cosiddetta
“liberazione pacifica del Tibet“ il mondo è testimone
del primo atto di guerra tra i due giganti asiatici. Ciò dimostra
chiaramente l'importanza che riveste una giusta e pacifica risoluzione
sulla questione del Tibet nel garantire una vera, duratura fiducia
e amicizia tra le due più potenti nazioni dell'Asia.
Alla questione tibetana si collega il fragile ambiente tibetano.
Sono molti gli scienziati che hanno spiegato quanto sia forte il suo
impatto su tutta l’ Asia coinvolgendo miliardi di persone. L'altopiano
tibetano è la fonte di molti dei più grandi fiumi in
Asia. I ghiacciai del Tibet sono la più grande massa di ghiaccio
della terra al di fuori dei poli.
Alcuni ambientalisti oggi si riferiscono al Tibet come al terzo polo.
Consideriamo che se continua l'attuale tendenza al riscaldamento,
il fiume Indo potrebbe prosciugarsi entro i prossimi 15-20 anni.
Il patrimonio culturale del Tibet si basa sui principi del
buddismo quindi compassione e non-violenza e questo non unisce solo
i sei milioni di tibetani.
Ci sono altri 13 milioni di persone in tutta l'Himalaya, in Mongolia,
nelle Repubbliche russe di Kalmykia e Buryat e un numero crescente
di fratelli e sorelle cinesi che condividono una cultura che ha il
potenziale per contribuire ad una soluzione pacifica e armoniosa del
mondo.
La mia massima è stata sempre “sperare per il meglio
e prepararsi per il peggio”.
Con questo in mente, ho consigliato ai tibetani in esilio di essere
sempre più rigorosi negli sforzi per educare le giovani generazioni
di tibetani a rafforzare il nostro patrimonio culturale con l’obiettivo
di preservarlo.
Così come rafforzare le istituzioni religiose in esilio, le
istituzioni democratiche e della società civile.
Uno dei principali obiettivi della nostra comunità in esilio
è appunto quello di preservare il nostro patrimonio culturale
e di essere la voce libera del nostro popolo oppresso all'interno
del Tibet.
I compiti e le sfide che abbiamo di fronte sono scoraggianti.
Come comunità di rifugiati, le nostre risorse naturali sono
limitate. Abbiamo anche bisogno di tibetani che accettino la realtà
e cioè che il nostro esilio può durare per un tempo
più lungo. Sarei quindi grato se ci fosse un aiuto dalla Unione
europea per i nostri sforzi.
Non ho alcun dubbio che il coerente impegno del Parlamento europeo
con la Cina avrà un impatto nel processo di cambiamento che
è già in atto in Cina. La tendenza globale si muove
verso una maggiore apertura, libertà, democrazia e rispetto
dei diritti umani e prima o poi la Cina dovrà seguire la tendenza
mondiale. A questo riguardo, vorrei elogiare il Parlamento europeo
per l'assegnazione del prestigioso Premio Sacharov al cinese Hu Jia,
difensore dei diritti umani. Si tratta di un importante segnale di
come si guarda una Cina che economicamente si sta imponendo. Con il
suo nuovo status è pronta a svolgere un ruolo di primo piano
sulla scena mondiale. Per svolgere questo ruolo, credo che sia di
vitale importanza l'apertura, la trasparenza, lo Stato di diritto
e la libertà di informazione e di pensiero. Non vi è
dubbio che gli atteggiamenti e le politiche della comunità
internazionale nei confronti della Cina avranno un impatto nel corso
del cambiamento che è in atto nel Paese.
In contrasto con il costante atteggiamento, estremamente rigido del
governo cinese verso il Tibet, per fortuna tra il popolo cinese -
soprattutto tra i più informati ed istruiti cinesi - vi è
una crescente simpatia e comprensione per la difficile situazione
del popolo tibetano.
Anche se la mia fede nella leadership cinese per quanto riguarda il
Tibet sta diventando sempre più sottile, la mia fede nel popolo
cinese resta grande. Intellettuali cinesi hanno criticato apertamente
la dura repressione adottata dal governo cinese nelle manifestazioni
tibetane del marzo scorso invitando alla moderazione e al dialogo
per affrontare i problemi in Tibet. Avvocati cinesi si sono offerti
per difendere dimostranti tibetani arrestati. Oggi, vi è una
crescente comprensione, simpatia e sostegno solidale tra i nostri
fratelli e sorelle cinesi sulla difficile situazione dei tibetani
e sulle loro legittime aspirazioni. Questo è più incoraggiante.
Colgo l'occasione per ringraziare i coraggiosi fratelli e sorelle
cinesi per la loro solidarietà.
Ringrazio anche la coerenza del Parlamento europeo che si mostra preoccupato
e sostiene la giusta e non violenta lotta tibetana.
La Vostra simpatia, il sostegno, la solidarietà, sono sempre
stati fonte di ispirazione e incoraggiamento per il popolo tibetano,
sia all'interno che all'esterno del Tibet. Vorrei esprimere il ringraziamento
speciale ai membri del Gruppo Interparlamentare del Parlamento Europeo
che, della tragedia del popolo tibetano, hanno fatto non solo una
battaglia nella loro attività politica ma anche una causa dei
loro cuori. Le numerose risoluzioni del Parlamento europeo sulla questione
del Tibet hanno contribuito notevolmente a evidenziare la difficile
situazione del popolo tibetano e ad aumentare la consapevolezza sul
problema del Tibet tra le genti e nei governi sia qui in Europa che
in tutto il mondo
Il sostegno del Parlamento europeo al Tibet non è passato inosservato
in Cina. Mi dispiace se questo causa alcune tensioni nelle relazioni
UE-Cina. Tuttavia, desidero condividere con voi la mia sincera speranza
e la convinzione che il futuro del Tibet e della Cina si sposti dalla
sfiducia ad un rapporto basato sul rispetto reciproco, la fiducia
e il riconoscimento di un interesse comune, a prescindere dalla corrente
molto preoccupante situazione all'interno del Tibet e la situazione
di stallo nel processo di dialogo tra i miei inviati e la leadership
cinese.
Non ho alcun dubbio che le continue espressioni di preoccupazione
e di sostegno per il Tibet, nel lungo periodo, possono avere un impatto
positivo e contribuire a creare il necessario ambiente politico per
una soluzione pacifica della questione del Tibet.
Vi ringrazio per l'onore di condividere i miei pensieri con voi.
Il Dalai Lama
8 /8/ 2008 - LAOGAI
La parola Laogai viene da una sigla Laodong Gaizao
Dui che significa Riforma attraverso il lavoro.
Vi finiscono dopo un processo farsa che non garantisce il diritto
alla difesa tutti gli oppositori politici, religiosi e delinquenti
comuni
In Cina ci sono migliaia di rivolte popolari in un anno.
I dati ufficiali delle autorità cinesi arrivano con molto ritardo
ma impressionano.
Nel 2003 ci sono state 54.000 rivolte popolari
Nel 2004 ci sono state 73.000 rivolte popolari
Questi rivoltosi diventano manodopera a costo zero dando un apporto
non indifferente sia all’economia cinese. sia ad alcune multinazionali
che investono e producono in Cina.
In questi luoghi il governo cinese controlla e terrorizza, facendo
il lavaggio del cervello a tutti gli oppositori politici e costringendo
milioni di persone a vivere in condizioni disumane.
Nonostante il segreto di Stato vi sono fonti attendibili parlano di
almeno 1.000 Laogai.
Ciascun Laogai ha due nomi uno come carcere e uno come ditta commerciale.
Quando uscirà il prodotto finito sull’etichetta ci sarà
solo il nome commerciale mentre il nome che si riferisce al carcere
sarà scomparso.
Negli anni passati la produzione era destinata solo per il mercato
interno ed era facile da eseguire, ora nei Laogai si costruisce di
tutto persino computer e la produzione arriva gran parte a riempire
gli scaffali del mercato estero.
Nel maggio del 2005 il Comitato dei
diritti sociali ed economici delle Nazioni Unite ha inviato un suo
delegato, Manfred Novwaknel, per una ispezione.
Nel suo rapporto si parla di torture e di punizioni disumane ed è
per questo che le Nazioni Unite hanno richiesto alla Cina l’abolizione
dei lavori forzati.
Altre parole, risoluzioni vuote, l’infame
pratica dei Laogai ancora esiste.
Mappa
delle proteste
Mappa
interattiva della protesta
Video
delle proteste del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy ( inglese - 49 minuti)
Appello del Dalai Lama del 28 Marzo
Il Dalai
Lama parla ai tibetani 6 Aprile
24 Marzo - Olimpia (Grecia) - Cerimonia di accensione
della fiamma olimpica.
Esponenti di Reporter Senza Frontiere hanno cercato di prendere il
microfono mentre parlava il responsabile cinese dei giochi olimpici
Liu Qi.
Un altro attivista è arrivato proprio dietro al responsabile
cinese ha mostrato una bandiera nera con cinque manette al posto dei
cerchi olimpici e una scritta “Boicottare il paese che
calpesta i diritti dell’Uomo”.
Tutto questo, ovviamente, mentre in Cina per qualche secondo le trasmissioni
sono state sospese. Vedi
su Youyube le immagini della protesta ad Olimpia
Villaggio Terra
(
Foto dal Tibet ).
10 marzo 2008 - il mondo manifesta per ricordare l'insurrezione tibetana
contro l'invasione cinese
( Foto
della manifestazione del 10 di marzo a Roma ).
Le immagini su Youtube di alcune manifestazioni
nel mondo: Manifestazione
nazionale 10 marzo a Roma per il Tibet Manifestazione
10 marzo a Milano BBC
Covers 300 Monk Protest in Tibet New
York San
Francisco's March 10th Tibet Protest Bern(CH)
Belgium
Calgarian
march for free Tibet March
10 Tibetan Uprising of 2008 in Madison Lisbon
Strasbourg
(FR) |
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