Dharamsala 12 gennaio 2011
Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd ) ha presentato la Relazione annuale 2010 sulla situazione in Tibet.
Pochi passi che ancora non dimostrano la volontà del governo cinese di cambiare rotta, alcuni punti
Diritti civili e libertà politiche
Nel corso del
2010 il governo della Repubblica Popolare Cinese non ha abbassato
la guardia sul campo dei diritti civili per i tibetani.
Al 30 dicembre
2010 ci sono: 831 prigionieri politici in Tibet di cui si conoscono
le generalità 360 sono stati legalmente condannati dai tribunali 12
sono stati condannati al carcere a vita.
Durante l'anno, sono stati
arrestati 188 tibetani 71 sono già stati condannati dai tribunali.
Continua il giro di vite sugli intellettuali e uomini di cultura,
dal 2008 oltre 60 scrittori tibetani, blogger, intellettuali e personalità
della cultura sono stati arrestati. Le autorità hanno colpito anche
eminenti personalità tibetane che in precedenza erano considerate
“individui esemplari”.
Il 23 agosto 2010, il governo cinese ha annunciato
riforme sull’applicazione della pena di morte, eliminando la pena
capitale per reati finanziari. Anche se questa riforma è stata la
benvenuta, non ha prodotto significativi effetti in Tibet. Dalla primavera
del 2008 sono 9 i tibetani condannati a morte. Per 2 di questi la
pena è stata eseguita mentre per altri 7 la pena è stata sospesa per
2 anni. Quest'anno tre tibetani, Sonam Tsering, Lama Lhaka e Sodor
di Kolu Monastero di Chamdo hanno avuto la condanna a morte con sospensione
della pena per due anni.
Nel maggio scorso la Cina ha emanato nuove
norme che vietano di utilizzare le prove ottenute illegalmente attraverso
la tortura in casi di pena di morte e di altri procedimenti penali.
La Cina teoricamente ha vietato la tortura nel 1996, ma le prove ottenute
mediante costrizione sono sempre state accettate e la polizia ha usato
varie tecniche per aggirare il divieto. In regioni come il Tibet la
tortura è considerata una pratica normale nei centri di detenzione
e nelle prigioni. La polizia utilizza tecniche disumane per presentare
elementi di prova dinanzi al giudice.
Diritto all'Istruzione
Durante l'anno gli studenti
in Tibet sono scesi in piazza più volte per protestare su questioni
sociali e politiche. A marzo ed aprile del 2010 nel Tibet orientale
ci sono stati numerosi arresti ed espulsioni ai danni di studenti
ed insegnanti tibetani che appartenevano a scuole e istituzioni accademiche.
Il 19 ottobre 2010, migliaia di studenti tibetani provenienti da sei
diverse scuole di Rebkong County, nel Qinghai, sono scesi in piazza
per protestare contro le modifiche proposte nel sistema di istruzione
che in modo drastico esclude la lingua tibetana. Le proteste si sono
allargate in altre zone sino ad arrivare alla Minzu University di
Pechino, dove il 22 ottobre 2010 circa 600 studenti tibetani hanno
manifestato per la tutela della lingua tibetana. Le proteste sono
scaturite da un ordine del governo del Qinghai in cui si informava
che nelle scuole primarie entro il 2015 tutte le lezioni e libri di
testo dovevano essere in lingua cinese. Il governo sosteneva che questo
avrebbe permesso agli studenti tibetani di mettersi alla pari con
gli altri cittadini aiutandoli ad integrarsi meglio. Tuttavia, i tibetani
percepiscono la salvaguardia della lingua tibetana come una necessità
per mantenere un identità tibetana, fondamento della religione e della
cultura che si collega alla più ampia questione dell'identità culturale
ed etnica. Purtroppo le autorità leggono questo invece come una pratica
anti-Stato pertanto l'uso della lingua cinese come prima lingua sarà
presto applicato in tutto il Tibet causando un drammatico impatto
negativo sulla vita dei tibetani. Tutto questo avviene in contraddizione
con tutte le disposizioni di leggi cinesi che tutelano e promuovono
la lingua delle minoranze etniche.
Libertà Religiosa
Nel corso dell'anno,
sono aumentati gli attacchi alla secolare tradizione del buddhismo
tibetano. Nel settembre 2010 l'Amministrazione statale per gli affari
religiosi (SARA) ha emesso l’ Ordinanza n. 8 come “misura di gestione
per i monasteri e templi buddhisti tibetani ”. I 44 articoli del regolamento,
entrato in vigore il 1 novembre 2010, mirano ad ostacolare le pratiche
buddhiste limitando la relazione tra allievi e maestri e fornendo
un potente strumento giuridico alle autorità di controllo sulle istituzioni
monastiche così come sui monaci e monache. Questo regolamento è un
ulteriore strumento giuridico atto a ridurre principalmente l'influenza
del Dalai Lama e di altri capi del buddhismo tibetano. In quello che
può essere interpretato come un maggior grado di controllo sulle istituzioni
monastiche del Tibet, il Fronte Unito di lavoro Dipartimento (UFWD)
del PCC ha condotto una riunione sulla gestione democratica delle
istituzioni monastiche il 14-15 agosto 2010. L'incontro si è tenuto
a Shigatse nel TAR (Regione Autonoma Tibetana) tra capi delle istituzioni
monastiche e personale UFWD. Durante l'incontro, il capo della UFWD,
Du Qingli, ha osservato che l'educazione patriottica e giuridica dovrebbe
essere rafforzata al fine di rendere i monaci e le monache più rispettosi
delle leggi del paese nonché volonterosi di proteggere l'unità nazionale
e la stabilità sociale.
Aiuti per le fasce più povere
I discorsi di
Pechino sul Tibet hanno avuto sempre solo due direttive, una che riguardava
lo sviluppo e l’altra la stabilità. Anche questo a fatto si che la
stragrande maggioranza dei tibetani che vivono nelle zone rurali (più
del 80%) non ha avuto accesso ai benefici della strategia di sviluppo
occidentale (WDS). Le poche somme stanziate per lo sviluppo delle
fasce più povere non hanno migliorato le gravi condizioni economiche
in cui versano nomadi e agricoltori. Lo stesso Olivier De Schutter
il relatore speciale dell'ONU sul diritto all'alimentazione dopo la
sua missione in Cina, 15 - 23 dicembre, nel redigere la sua conclusione
sulla questione del trasferimento di nomadi tibetani ha detto che
i nomadi non dovrebbero essere costretti a vendere il loro bestiame
e a trasferire le loro vite in altri luoghi.
Dal 18 al 20 gennaio
2010, dopo un decennio dall’ultimo incontro, a Pechino si è svolto
il quinto Tibet Forum sul lavoro. Hanno partecipato il presidente
Hu Jintao, 300 tra i leader più anziani del governo e alcune alte
cariche militari. In un periodo di sviluppo senza eguali, a differenza
dei precedenti quattro forum sul lavoro in Tibet sono state incluse
tutte le altre aree tibetane, Sichuan, Qinghai, Gansu e Yunnan. Da
quello che è trapelato sulle conclusioni sembra che ad un decennio
dai piani ambiziosi di sviluppo le autorità hanno riconosciuto che
la disuguaglianza tra ricchi e poveri si è allargata, i servizi sociali
non sono uniformi e il livello di istruzione della popolazione irregolare.
Il Quinto Tibet Forum sul lavoro ha indicato come una priorità la
realizzazione di miglioramenti nella regione ma a differenza dei precedenti
forum, non ci sono state liste di megaprogetti. Attendiamo per verificare
quando saranno annunciati i progetti delle grandi spese nel 12 ° piano
quinquennale per gli anni 2011-2016.
Durante l'anno, migliaia di vite
sono andate perdute per il terremoto in Kyegudo (Ch: Jyekundo) e per
il disastro alluvionale in Drugchu. Anche se è lodevole che il governo
abbia fornito un buon supporto alle iniziative di aiuto per il terremoto
in Kyegudo, è un peccato che lo Stato non abbia acconsentito al Dalai
Lama di poter visitare la zona, dire preghiere e consolare il dolore
delle famiglie. Il governo avrebbe acquistato molto credito da parte
del popolo tibetano e a livello internazionale, avrebbe dimostrato
di aver compreso e accettato il fatto che la chiave per conquistare
i cuori e le menti del popolo tibetano passa per il Dalai Lama.
Lo
stato dovrebbe avere una visione coraggiosa nel risolvere la questione
del Tibet attraverso il dialogo con il Dalai Lama, al fine di garantire
un ambiente stabile in cui il popolo del Tibet e della Cina possano
vivere armoniosamente.
Dharamsala, 19 gennaio
La Commissione Elettorale centrale ha annunciato per mercoledì gli elenchi definitivi dei candidati per le fasi finali delle elezioni tibetane 2011.
Le elezioni si terranno in tutto il mondo il 20 marzo e dovranno eleggere il terzo Primo Ministro (Kalon Tripa) del governo Tibetano in esilio
ed i membri del 15 ° parlamento tibetano in esilio, 94 candidati per 44 seggi.
Il 3 ottobre dello scorso anno si è svolta la prima fase di consultazione con sei candidati alla carica di Primo Ministro.
Gli esuli tibetani iscritti sono stati 79.449 con una partecipazione al voto del 61% ( poco più di 47.000 preferenze).
Risultati ufficiali:
il dottor Sangay 22.489 voti,
il Signor Tethong 12.319 voti
la signora Gyari, 2.733 voti,
il sig Wangdi, 2.101 voti,
il sig Jinpa 1.545 voti,
il sig Topgyal 605 voti.
Tre candidati hanno successivamente ritirato la propria candidatura, la signora Gyari Dolma, vice presidente in carica del Parlamento tibetano in esilio,
il sig Lobsang Jinpa e Khorlatsang Sonam Topgyal.
A seguito di questi risultati e preso atto dei ritiri, in una conferenza stampa tenuta questa mattina il capo della Commissione elettorale,
l'onorevole Jamphel Choesang, ha annunciato i tre candidati finali: il dottor Lobsang Sangay, ricercatore senior presso la Harvard Law School,
il signor Tenzin Namgyal Tethong e Signor Tashi Wangdi due ex ministri del governo tibetano in esilio.
Il Signor Choesang ha dichiarato inoltre che il suo ufficio si aspettava un aumento considerevole del numero degli elettori votanti rispetto
alle ultime elezioni del 2006.
Allora il numero di registrazioni fu di 72.000, cioè il 60% dei 120.000 esuli tibetani in tutto il mondo che hanno più di 18 anni e diritto al voto.
Nel 2001, il prof Samdhong Rinpoche divenne il primo ministro eletto direttamente dal popolo tibetano in esilio,
fu la prima volta dopo le ripetute sollecitazioni del Dalai Lama verso il popolo tibetano perché potesse scegliersi
con libere elezioni un rappresentante politico.
Rinpoche è attualmente al suo secondo mandato consecutivo, nelle elezioni del 2006 si assicurò una schiacciante vittoria ricevendo il 90,72% dei voti espressi.
Il 76enne Dalai Lama, venerato dai tibetani come loro leader supremo ha già delegato gran parte delle
decisioni amministrative e politiche al Primo Ministro. Recentemente si è descritto come un uomo semi-pensionato che da subito dopo il suo arrivo in esilio, nel 1959,
si è dato come priorietà la creazione di un governo tibetano completamente basato su principi democratici. Ha annunciato di voler accellerare il suo ritiro completo dalle questioni amministrative tibetane, chiarendo che questo
non significa una completa dissociazione dalla causa tibetana, ma di voler agire come libero portavoce del popolo tibetano fino a che non sia stata trovata una soluzione di reciproca soddisfazione al problema del Tibet
12 marzo 2010
DICHIARAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE DONNE TIBETANE IN OCCASIONE
DEL 51° ANNIVERSARIO DELL’INSURREZIONE DELLE DONNE DI
LHASA
Oggi, 12 marzo 2010, è una data di importanza storica per
le donne tibetane in tutto il mondo perché celebrano il 51°
anniversario della Sollevazione Nazionale delle Donne Tibetane in
Tibet. Ripercorrendo i 51 anni della loro lotta, si evidenziano
l’incessante impegno, la perseveranza e la totale dedizione
che caratterizzano il ruolo svolto dalle donne nella lotta per la
libertà del Tibet.
Nell’arco degli ultimi cinquantuno anni le donne tibetane
hanno affrontato con coraggio l’illegale occupazione del Tibet
da parte del governo cinese e hanno fatto mostra del loro eroismo
nell’affrontare le numerose atrocità perpetrate ai
danni del popolo tibetano. Fin dalla sua fondazione, nel 1959, a
Lhasa, l’Associazione delle Donne Tibetane si è incessantemente
adoperata per mobilitare la battaglia politica e per preservare
e promuovere la cultura e la religione tibetana.
A Pechino, dal 26 al 31 gennaio 2010, si è tenuta la nona
tornata di colloqui tra tibetani e cinesi. Questa volta però
non abbiamo visto alcun risultato concreto. Anziché condividere
le preoccupazioni di Sua Santità il Dalai Lama per le condizioni
dei tibetani in Tibet e la sua visione volta a trovare una soluzione
di reciproco vantaggio, di beneficio sia per i tibetani sia per
i cinesi, il governo di Pechino ha perseverato nel suo biasimevole
gioco e non ha mostrato alcuna volontà di risolvere la crisi
tibetana.
Il governo cinese deve capire l’incontrovertibile fatto che
la soluzione del problema tibetano non è soltanto nell’interesse
del Tibet ma anche della Cina. Ne sono prova tangibile le espressioni
di dissenso degli intellettuali cinesi. Il popolo cinese continua
a pagare le conseguenze della repressione del regime comunista poiché
sono del tutto assenti in Cina un governo democratico, un sistema
giudiziario imparziale e la libertà di espressione.
Tutto ciò ha danneggiato l’immagine della Cina e la
sua posizione a livello internazionale. Allo stesso modo, le pessime
politiche del partito Comunista cinese contraddicono e sviliscono
il motto “unità, forza e potere” ben visibile
in ogni iscrizione della Repubblica Popolare e in cima a tutte le
delibere dei leader cinesi.
Oggi il Tibet è in catene, stretto nella morsa di violazioni
di ogni genere, siano esse quelle dei diritti umani, del degrado
ambientale o del deterioramento della cultura e della religione.
Con il pretesto di uno sviluppo moderno, l’ambiente tibetano
sta subendo una devastazione senza precedenti. La deforestazione,
l’inquinamento delle acque, la costruzione di dighe e lo sfruttamento
intensivo del sottosuolo hanno ridotto in condizioni critiche il
fragile ambiente del Tibet.
Dal 2008, i tibetani all’interno del Tibet continuano a subire
la brutale repressione iniziata dopo la loro pacifica insurrezione
nazionale. Le prigioniere politiche, come Norzin Wangmo, trent’anni,
imprigionata per aver fatto una telefonata in India durante la sollevazione
del 2008, e la monaca Sangye Lhamo, ventisei anni, arrestata per
aver distribuito volantini e augurato lunga vita a Sua Santità
il Dalai Lama, sono state interrogate, torturate e condannate a
lunghi periodi di detenzione.
Ma queste misure violente non hanno diminuito la forza e la determinazione
del popolo tibetano e, anche oggi, scrittrici coraggiose come Woeser
e Jamyng Kyi continuano a usare la penna e i loro numerosi articoli
e libri testimoniano l’indomito spirito e coraggio delle donne
tibetane.
Per quest’anno, l’Associazione delle Donne Tibetane
annuncia due nuovi programmi:
1 – Programma del Sodalizio dell’Associazione Donne
Tibetane, allo scopo di portare avanti l’ambiziosa iniziativa
di educare una nuova generazione di donne tibetane. Questo programma
di studi avanzati e specialistici è stato ispirato da Sua
Santità il Dalai Lama che ha suggerito e incoraggiato le
donne tibetane a distinguersi in programmi di studio specializzati
mirati a creare una classe di donne tibetane istruite, professionali
e di potere per un futuro Tibet.
2 – Creazione di un Ufficio per il Potere alle Donne, per
diffondere la conoscenza dell’impatto dei cambiamenti climatici
nell’ecosistema tibetano e la conoscenza della condizione
della donna tibetana. L’Ufficio dell’Ambiente ha lo
scopo di fornire utili informazioni atte a illustrare alla comunità
internazionale l’importante problema del cambiamento climatico
in Tibet e di intraprendere azioni concrete e campagne per combattere
le conseguenze distruttive di quelle politiche che influiscono sulla
vita sociale dei tibetani. L’Ufficio dell’Ambiente ritiene
suo imperativo occuparsi delle politiche ambientali cinesi che violano
i diritti umani dei tibetani che vivono in Tibet.
Nonostante sessant’anni di oppressione e di governo dispotico
del Partito Comunista Cinese, la determinazione e la generosa lotta
dei tibetani all’interno del Tibet è un fenomeno unico
e senza uguali. L’eroismo, l’estremo coraggio e la determinazione
a non mollare mai dimostrata dai nostri fratelli e sorelle ha infuso
ai tibetani in esilio un forte senso di coraggio, solidarietà
e risolutezza. Rafforzati nello spirito, siamo pronti a proseguire
con fermezza nei nostri sforzi e ad adoperarci instancabilmente
e senza fine per mettere in atto il consiglio del nostro amato leader,
Sua Santità il Dalai Lama e non deludere le sue aspettative.
A tutti i tibetani nel mondo rivolgiamo la pressante richiesta di
dare ascolto ai messaggi di Sua Santità il Dalai Lama e di
impegnarsi al massimo affinché si realizzino la sua visione
e le sue speranze.
Nel portare avanti, ai massimi livelli, la nostra battaglia, la
sede centrale dell’Associazione delle Donne Tibetane e le
sue 49 sezioni hanno finora compiuto un encomiabile lavoro. La crescita
e la diffusione dell’Associazione è testimoniata dalla
costituzione, quest’anno, di tre nuove sezioni, nel Vermont
(U.S.A.), a Taipei (Taiwan) e a Copenhagen (Danimarca).
Vogliamo migliorare le nostre iniziative e raddoppiare il nostro
impegno, fino a raggiungere il fine ultimo, la soluzione della crisi
tibetana.
Il sublime coraggio dei tibetani in Tibet, l’impegno e l’azione
di quelli in esilio, la guida ispirante e concreta di Sua Santità
il Dalai Lama, il crescente sostegno internazionale alla causa tibetana
e la Verità, la nostra arma più forte, finiranno col
trionfare e ci porteranno alla vittoria.
Bod Gya Lo
L’Associazione delle Donne Tibetane (TWA) ha 52 sezioni regionali
e più di 15.000 iscritti fuori dal Tibet. Oggi, è
la seconda Organizzazione non Governativa tibetana in esilio come
numero di iscritti. Si batte per il riconoscimento dei diritti umani
alle donne in Tibet e lavora per dare voce alle donne in esilio,
soprattutto alle nuove arrivate dal Tibet.
Traduzione a cura dell’Associazione
Italia-Tibet
Mappa
delle proteste
Mappa
interattiva della protesta
Video
delle proteste del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy ( inglese - 49 minuti)
Appello del Dalai Lama del 28 Marzo
Il Dalai
Lama parla ai tibetani 6 Aprile
24 Marzo - Olimpia (Grecia) - Cerimonia di accensione
della fiamma olimpica.
Esponenti di Reporter Senza Frontiere hanno cercato di prendere il
microfono mentre parlava il responsabile cinese dei giochi olimpici
Liu Qi.
Un altro attivista è arrivato proprio dietro al responsabile
cinese ha mostrato una bandiera nera con cinque manette al posto dei
cerchi olimpici e una scritta “Boicottare il paese che
calpesta i diritti dell’Uomo”.
Tutto questo, ovviamente, mentre in Cina per qualche secondo le trasmissioni
sono state sospese. Vedi
su Youyube le immagini della protesta ad Olimpia
(
Foto dal Tibet ).
10 marzo 2008 - il mondo manifesta per ricordare l'insurrezione tibetana
contro l'invasione cinese
( Foto
della manifestazione del 10 di marzo a Roma ).
Le immagini su Youtube di alcune manifestazioni
nel mondo: Manifestazione
nazionale 10 marzo a Roma per il Tibet Manifestazione
10 marzo a Milano BBC
Covers 300 Monk Protest in Tibet New
York San
Francisco's March 10th Tibet Protest Bern(CH)
Belgium
Calgarian
march for free Tibet March
10 Tibetan Uprising of 2008 in Madison Lisbon
Strasbourg
(FR) |