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DOSSIER > CHIAPAS > DENUNCIE
Ringraziamo per il il grande lavoro di traduzione il
Comitato Chiapas "Maribel" di Bergamo e il Comitato Chiapas di Torino


Área de Comunicación Social Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
19 giugno 2008 - San Cristóbal de Las Casas - Chiapas - Messico
Comunicato No. 15


INCURSIONE DI POLIZIOTTI E CIVILI NELLE TERRE DI CRUZTON, MUNICIPIO VENUSTIANO CARRANZA
Funzionari del Governo del Chiapas ammettono l’azione di polizia - Gli abitanti di Cruztón respingono l’azione della polizia a difesa della loro terra
Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, AC, è venuto a conoscenza che ieri, martedì 18 giugno, alle ore 15.30 circa, 70 elementi della Polizia Statale Preventiva (PEP), appoggiati da 30 persone in abiti civili riconosciuti come abitanti dell'ejido San José Cerro Grande I, accompagnati dal Funzionario del Pubblico Ministero di Venustiano Carranza e da Limberg de Jesús Capito Juárez, Delegato di Governo a Venustiano Carranza, in compagnia del suo Segretario Rafael Méndez Coutiño, sono entrati con 4 camioncini della PEP, 3 veicoli di tre tonnellate e 8 cavalli, nella tenuta contesa con gli abitanti di Cruztón.
Nella tenuta si trovavano alcuni abitanti di Cruztón che lavoravano la terra che dicono che i poliziotti ed i civili hanno tagliato la rete che protegge il podere e gridavano loro che erano circondati e che li avrebbero presi.. Gli abitanti di Cruztón, a difesa della loro terra, che appartiene loro legittimamente, si sono opposti all’azione della polizia respingendo i poliziotti senza arrivare ad atti di violenza.
Secondo i funzionari del Governo dello Stado del Chiapas che si trovavano sul posto, hanno dichiarato che l’operativo della polizia era per restituire la terra a coloro che posseggono i titoli legali di proprietà.
A questo Centro dei Diritti Umani preocuppano le minacce, le vessazioni e i mandati di cattura contro gli abitanti di Cruztón, e le incursioni di civili e poliziotti nelle terre di questa comunità e chiede alle autorità dello Stato del Chiapas che si privilegi il dialogo ed il negoziato per la soluzione di questo conflitto, evitando sempre atti di violenza e l’uso sproporzionato o indebito della forza pubblica

Precedenti

La comunità di Cruztón, si trova nel municipio di Venustiano Carranza, Chiapas ed è membro dell’Altra Campagna, aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Gli abitanti di questa comunità difendono la loro terra sostenendo legittimamente il diritto di proprietà e possesso per essere la terza generazione ad abitare in questa comunità ed a lavorare queste terre, poiché i loro antenati e molti degli attuali adulti ed anziani sono stati peones acasillados e poi proprietari, poiché il padrone della proprietà gliela consegnò come indennità; tuttavia, questi la vendette anche al Governo del Chiapas che a sua volta la consegnò ad un gruppo di contadini dell'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata - Coordinamento Nazionale Plan de Ayala (OCEZ-CNPA), dando come risultato lo scontro ora esistente tra i due gruppi di contadini ed un conflitto tra legalità e legittimità.
Nell'aprile scorso questo Centro dei Diritti Umani ha denunciato che circa 500 elementi di polizia e civili armati erano entrati a Cruztón, sembra per eseguire mandati di cattura contro abitanti di questa comunità, accusati di usurpazione. Il Governo dello Stato del Chiapas ha negato il suo coinvolgimento in questo operativo, ed ha pregiudicato irresponsabilmente la testimonianza delle vittime non svolgendo un'indagine efficace ed imparziale di quanto successo.

Área de Comunicación Social Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.

20 maggio 2008 - San Cristóbal de Las Casas, Chiapas
Bollettino Stampa n. 9


Operativo federale congiunto in San Jerónimo Tulijá, Chilón
Militari e poliziotti entrano in una comunità indigena, aggredendo gli abitanti<
Si teme la persecuzione di zapatisti
La presenza militare continua a tutt’oggi

Ieri, lunedì 19 maggio, questo Centro ha ricevuto informazioni da parte di abitanti di San Jerónimo Tulija, Municipio ufficiale di Chilón e del Municipio Autonomo Ribelle Zapatista Ricardo Flores Magón, secondo le quali si denunciava un'incursione militare in quella comunità indigena. Allora integranti di questo Centro si sono trasferiti sul posto, lo stesso giorno, arrivando nella comunità menzionata per documentare i fatti.

Le testimonianze dirette riferiscono:
Che il 19 maggio, alle 11, gli abitanti hanno visto un elicottero militare che sorvolava la sona. Circa alle 3 del pomeriggio, hanno visto che si stava avvicinando un convoglio motorizzato composto da veicoli dell'Esercito Messicano e dell'Agenzia Federale di Investigazione (AFI).
Di questo convoglio, 11 veicoli di distinte corporazioni sono entrati nella Comunità di San Jerónimo Tulijá, e poco dopo i membri di questo convoglio sono scesi dai loro veicoli con armi di grosso calibro per perquisire 3 case senza mandato, 2 delle quali erano di Basi d'Appoggio Zapatista e 1 di un militante del PRI.

Le testimonianze segnalano che durante l'incursione militare del 19 maggio, gli effettivi militari erano accompagnati da un vicino della comunità, di nome Narciso Morales Gutiérrez, presuntamente membro di un Battaglione di Fanteria distaccato in Cancun, che è stato visto segnalare le autorità del Consiglio Autonomo Zapatista e le loro case.
I militari ed i poliziotti minacciarono verbalmente le persone che erano nelle case e per la strada. In una delle case delle Basi d'Appoggio Zapatiste, un Agente Federale d'Investigazione (AFI), ha preso per il collo una ragazza di 21 anni (si omette il suo nome su richesta dei querelanti per proteggere la sua integrità), che aveva fra le braccia il suo bebè di 2 anni, mentre altri Agenti Federali gli gridavano "e dai, ammazzala!".

Dopo l'incursione militare e di polizia e dopo le perquisizioni, i membri del convoglio se ne sono andati dalla comunità San Jerónimo Tulija che erano circa le 6 del pomeriggio senza portarsi via nessun arrestato.
Rimane il rischio

Oggi, 20 maggio, alle 8 e 5 am i membri del Frayba che si trovano sul posto, hanno avvisato che all'entrata della Comunità San Jerónimo Tulijá, c'erano nuovamente posteggiati veicoli ed integranti del 18^ Battaglione di Fanteria dell'Esercito Messicano, della Polizia Statale Preventiva (PEP) e dell'Agenzia Federale di Investigazioni (AFI).
I difensori, integranti del Frayba, hanno documentato la presenza di per lo meno 11 veicoli: 3 di tipo torton (con circa 50 elementi per ogni veicolo), 1 camionetta pickup, un veicolo tipo Hummer ed una camionetta Suburban (tutti appartenenti all'Esercito Messicano), 3 camionette pickup della PEP, 2 camionette, una bianca ed una rossa, apparentemente dell'AFI. Il veicolo militare di tipo Hummer era di traverso all'entrata della comunità bloccando l'accesso alla popolazione. Complessivamente, i veicoli avevano a bordo circa 300 elementi delle varie corporazioni.
Quando integranti di questo Centro si sono avvicinati per documentare (prendere dati, fotografie e video) un militare ha preso contatto con loro, identificandosi come il Capitano Loyola, a capo del veicolo Hummer, targa 0818141, per mettere in discussione la presenza dei difensori del Frayba. A lui è stato domandato se rispondeva alla denuncia degli abitanti di San Jerónimo Tulijá riguardo all'incursione militare ed alle perquisizioni nella Comunità, avvenute il giorno prima, ma il militare non ha ammesso nulla.
Il Capitano Loyola, intervistato da integranti di questo Centro, ha solo detto che la mobilitazione e la presenza poliziesca e militare, si dovevano a "un'ispezione di routine", ma visto che l'intervista continuava gli hanno ordinato di non rendere dichiarazioni e di allontanarsi, cosa che ha fatto immediatamente.

Prima che i veicoli si ritirassero dall'entrata della Comunità di San Jerónimo, poliziotti e militari hanno scattato foto e videoregistrato i presenti nella comunità, inclusi i membri di questo Centro. Ma il ritiro è stato solo parziale poiché si sono allontanati solo di un chilometro e, fino al momento, continuano a rimanere nelle immediate vicinanze della comunità, in un posto conosciuto come "Il Graval" (il banco di ghiaia).
Gli abitanti di San Jerónimo Tulija che hanno denunciato l'incursione militare e di polizia, hanno precisato che non c'è giustificazione per la perquisizione e la presenza dei membri delle forze armate. Hanno timore che qualsiasi pretesto sia buono per aggredire gli abitanti del Municipio Autonomo Ribelle Zapatista Ricardo Flores Magón, appartenente al Caracol de La Garrucha.

Questo Centro dei Diritti Umani esprime la sua preoccupazione per la presenza degli effettivi miliari, dato il rischio latente di nuove aggressioni alla comunità di San Jerónimo Tulijá, e chiede alle autorità federali e statali:
• che si protegga l'integrità fisica e psicologica degli abitanti e dei difensori dei diritti umani;
• il ritiro immediato dell'Esercito dalla comunità sia per la pericolosità e l'illegalità della sua partecipazione in azioni di polizia.

Questo Centro dei Diritti Umani continuerà ad informare su quanto accade, fino a che le forze armate non si ritirino dalla comunità e non si ristabilisca la sicurezza e la tranquillità per gli abitanti di San Jerónimo Tulijá.
Gli abitanti di San Jerónimo sollecitano pure la presenza di aderenti all'Altra Campagna e dei mezzi di comunicazione alternativi per documentare i fatti qui denunciati ed evitare una nuova incursione militare visto il rischio reale.

La Jornada – Mercoledì 23 aprile 2008
Hermann Bellinghausen


Il Centro Fray Bartolomé chiede la scarcerazione dei due simpatizzanti dell'EZLN
Sono in carcere da 12 anni per un omicidio che le autorità non hanno mai potuto provare
I familiari dei due indigeni reclusi sono in sciopero della fame all'esterno del carcere
Hermann Bellinghausen

"Vogliamo che li liberino. Io avevo 11 anni quando si sono portati via mio papà", dice Prisciliano Pérez Gómez, di 23 anni, figlio di Ángel Concepción Pérez Gutiérrez e nipote di Francisco Pérez Vázquez, che sono in carcere da quasi 12 anni. I due contadini choles della comunità Huapacal (municipio autonomo El Campesino, Chiapas) si trovano nella prigione di Tacotalpa, Tabasco, condannati a 25 anni per un "omicidio aggravato" che non è mai stato provato.

Questo "durante un procedimento penale in cui non è stato garantito il diritto ad un giusto processo", ha denunciato ieri il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) in un appello urgente per chiedere la liberazione di Ángel e Francisco, che da lunedì sono in sciopero della fame.
Prisciliano ha confermato che familiari dei due indigeni sono in sciopero della fame all'esterno della prigione di Tacotalpa, ed ha dichiarato: "Mio papà è malato".

Al riguardo il CDHFBC chiede, oltre a "libertà immediata e risarcimento dei danni causati dallo Stato messicano a Francisco, Ángel ed alle loro famiglie", assistenza medica urgente "da parte di specialisti esterni alla prigione e di eseguire le analisi cliniche del caso".
In un comunicato, il CDHFBC sottolinea: "Sono detenuti politici, arrestati nel 1996 nel contesto della persecuzione contro i membri dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). La Giunta di Buon Governo di Roberto Barrios 'Nueva semilla que va a producir' li riconosce come basi di appoggio, li considera prigionieri politici e chiede la loro immediata liberazione".

Nel secondo giorno di protesta, L'Altra Campagna in Tabasco ed il Fronte Nazionale Contro la Repressione denunciano che le autorità non permettono le visite neanche dei parenti. Ángel e Francisco, diabetici, soffrono di dissenteria. Il primo si dice pronto ad arrivare "fino alle estreme conseguenze", mentre i sostenitori al presidio sono intimorito da "brutti ceffi che vanno e vengono con sguardi assassini".

La Voz del Amate, aderente all’Altra Campagna ed il “Grupo Zapatista” del Centro di Reinserimento Sociale (Cereso) numero 14 del Chiapas, hanno espresso solidarietà con i loro compagni in Tacotalpa: “La resistenza pacifica è degna di rispetto”.
Inoltre, hanno rivolto un appello urgente per denunciare "l'abuso che mette a rischio di morte i nostri sette compagni de La Voz de los Llanos nel Cereso 5 di San Cristóbal de las Casas, Chiapas". Denunciano che i loro compagni sono stati "brutalmente percossi e feriti in tutto il corpo; in questo momento non conosciamo il loro stato di salute", ma sanno che 16 giorni dopo aver concluso uno sciopero della fame durato più di un mese, "erano in pessime condizioni di salute".

La Voz del Amate denuncia che l'aggressione nel Cereso 5, il 21 aprile, "è stato ordinato dal direttore Alejandro Galicia Morales, utilizzando la popolazione carceraria per fini repressivi". Esige la "immediata destituzione e detenzione" del funzionario, "perchè responsabile di questo atto di violazione dei diritti umani e delle garanzie individuali". L'aggressione è avvenuta da parte di altri reclusi che, in presenza della polizia carceraria, li hanno rinchiusi nei bagni e lì sono stati torturati e bastonati. Secondo le vittime de La Voz de los Llanos, ogni aggressore "ha ricevuto 100 pesos ed una dose di marijuana" come compenso per il "lavoretto".

I detenuti di El Amate chiedono un'indagine esaustiva e sollecitano l'intervento di Samuel Ruiz García, vescovo emerito di San Cristóbal, e della società civile. Lamentano questa "mancanza di rispetto nei riguardi dei richiami delle organizzazioni che lottano per la libertà".

La Jornada – Giovedì 28 febbraio 2008

L’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura – OMCT – è “preoccupata” per la sicurezza delle basi zapatiste
Hermann Bellinghausen- Inviato


San Cristóbal de las Casas, Chis., 27 febbraio - Il Segretariato Internazionale dell’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) ha espresso “preoccupazione” per "la detenzione arbitraria, maltrattamenti e gravi torture" inflitti ad Eliseo Silvano Jiménez ed Eliseo Silvano Espinosa, basi di appoggio zapatiste, da componenti della Polizia Stradale Statale (PEC), nelle vicinanze della comunità Betel Yochip, lo scorso primo febbraio.
Secondo "fonti certe", tra cui Antenna Internacional, membro della rete SOS-Tortura, della OMCT, l'organizzazione ha identificato tra i presunti torturatori gli agenti Bladimir Gómez Méndez, Josué Nucamendi Espinosa e Marcelino Gómez Sánchez. (Che, è sicuro, attualmente si trovano in una casa in affitto a Tuxtla Gutiérrez, e sono indagati). Nelle testimonianze delle vittime si cita un gruppo più grande di poliziotti, non ancora identificato. Ad uno degli indigeni è stato sparato in un piede e dopo i maltrattamenti, i due sono stati portati in carcere a Playas de Catazajá e rilasciati dopo una settimana.

La OMCT esprime "preoccupazione per la sicurezza e l'integrità personale" delle vittime e sollecita i governi federale e statale "ad adottare in maniera urgente le misure più appropriate per proteggerli, loro e le loro famiglie, contro ogni tipo di intimidazione o rappresaglia".
Inoltre, ricorda che lo Stato messicano "fa parte della Convenzione Contro la Tortura e del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici, e che secondo questi strumenti, 'nessuno deve essere sottoposto a torture né pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti' ". Le autorità messicane - aggiunge - "sono chiamate a considerare seriamente tutte le testimonianze di tortura e maltrattamenti e svolgere un'indagine approfondita ed indipendente al riguardo".

Ha emesso un documento su questo caso anche il Coordinamento Tedesco per i Diritti Umani in Messico, dalla sua sede di Stoccarda. L'organizzazione chiede l'applicazione della giustizia e la fine di queste pratiche nel paese.
Sottolinea che il villaggio di Betel Yochip "è dominato da membri dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), accusata da numerose organizzazioni del Chiapas di minacciare ed aggredire nella sua zona di influenza (in particolare, Agua Azul e Palenque) i membri di comunità a maggioranza zapatisti. La collaborazione con la polizia locale garantisce loro l'impunità".
Aggiunge che nei giorni precedenti l'accaduto, a Betel Yochip, "membri della Opddic hanno minacciato gli abitanti ed osservatori internazionali dei diritti umani" che si trovavano sul luogo. Sostiene che questi ultimi "contribuiscono a ridurre ed impedire atti di violenza".

Il coordinamento tedesco "protesta nella maniera più decisa contro i tentativi di intimidazione e le minacce".
Sottolinea che secondo la dichiarazione dell'ONU sui difensori dei diritti umani, è responsabilità di ogni Stato garantire la loro sicurezza e le condizioni adeguate per le loro attività. Il coordinamento tedesco sollecita il governo messicano a prendere tutte le misure possibili per garantirle. "Questo include di impedire attività paramilitari", conclude.

La Jornada – Mercoledì 27 febbraio 2008

Nahuas, Triquis e Mixtecos testimoni degli attacchi agli zapatisti
Hermann Bellinghausen- Inviato


San Cristóbal de las Casas, 26 febbraio - Rappresentanti ed autorità dei popoli nahuas, triquis e mixtecos, componenti del Pellegrinaggio dei popoli in solidarietà con i popoli zapatisti, si sono trattenuti nel territorio autonomo dal 22 al 24 febbraio e, concludendo la loro visita hanno confermato di essere stati testimoni di "aggressioni, minacce ed attacchi".

Dopo aver visitato i caracoles e le comunità in cui sono presenti problemi, lunedì hanno dichiarato: "Nella zona del caracol di Morelia cresce il focolaio che secondo il governo si era spento. La situazione è molto tesa per gli attacchi costanti alla popolazione da parte di paramilitari e polizia statale".
Ascoltando delle vessazioni quotidiane "abbiamo compreso la convinzione della loro lotta e perché il governo vuole spogliare gli abitanti di Bolón Ajaw: tutto il Chiapas è una ricchezza naturale". Gli investimenti privati e la costruzione di un progetto turistico "finirebbero per distruggere questi popoli". Sostengono che incontrando la giunta di buon governo (JBG) hanno compreso "che il popolo comanda ed impara a gestire le cose come governo".

Un altro gruppo si è recato a 24 de Diciembre (municipio autonomo San Pedro de Michoacán): "Siamo testimoni della situazione della comunità circondata da poliziotti e soldati", così come della "complicità" della Unión de Ejidos de la Selva con contadini che minacciano e provocano. "Le basi di appoggio subiscono la mancanza di acqua perché l'Esercito federale si è impossessato della sorgente che è della comunità; inoltre, sono preoccupati per lo sfruttamento eccessivo del legname".
Negli Altos hanno visitato la Riserva Comunitaria Zapatista di Huitepec, San Cristóbal de Las Casas e la colonia 5 de Marzo, dove le famiglie in resistenza subiscono minacce di sgombero, vessazioni, taglio dell'energia elettrica e chiusura di forniture d'acqua pubblica. Sono stati anche ad Elambo Alto e Basso, Chactoj e Sok'on, a Zinacantán, dove alle basi zapatiste sono state sottratte le sorgenti, viene impedito l'ingresso nelle scuole e ricevono minacce di morte da priisti, perredisti e cacicchi.

La brigata che ha visitato La Garrucha è stata informata delle recenti agressioni a La Culebra. Il 20 febbraio 31 famiglie zapatiste di Benito Juárez “sono state cacciate dalle loro terre da componenti della Asociación Rural de Interés Colectivo ufficiale; i profughi si trovano nel villaggio Javier Hernández”, ha comunicato la JBG.

Nel caracol di Roberto Barrios hanno incontrato i consigli autonomi della zona nord. Minacce di sgombero, taglio di luce ed acqua. "Abbiamo visitato una delle comunità di maggiore rischio, San Patricio, minacciata da Paz y Justicia". Qui sono aumentate le aggressioni verbali e gli spari notturni di persone priiste di Ostilucum. Inoltre pendono quattro mandati di cattura contro zapatisti.
Nella loro relazione, gli indigeni di Oaxaca e Puebla affermano: "L'obiettivo della nostra visita era conoscere la realtà e rompere l'accerchiamento mediatico perché la lotta zapatista riflette quella dei nostri popoli". Chiedono di "fermare l'impunità di gruppi totalmente o parzialmente paramilitari che godono dell'avallo del governo di Juan Sabines che ha promesso non realizzare nessuno sgombero di comunità indigene". Chiedono inoltre il ritiro "immediato" dell'Esercito.

Gli osservatori hanno sperimentato "da una parte il coraggio e l'impotenza di vedere l'intervento del governo per smantellare la resistenza, seminando dolore e morte; dall'altra, il nostro cuore si riempie di esempio e speranza nel trovare fratelli che si svegliano ogni giorno in mezzo a questo scenario e costruiscono il mondo che tutti sogniamo". Chiedono "non più bugie all'opinione pubblica, né più persecuzione delle comunità zapatiste”.


La Jornada – Mercoledì 20 febbraio 2008

Ci sono almeno 70 prigionieri politici in Messico: CCIODH
La grave violazione dei diritti umani è “politica di Stato”
ALFREDO MÉNDEZ


Di fronte ai mancati progressi nelle indagini sul massacro di Acteal, nei casi di tortura ad Atenco - a due anni dall'occupazione della polizia - e di Oaxaca - a due anni dalla repressione al movimento popolare - la Commissione Civile Internazionale di Osservazione per i Diritti Umani (CCIODH) ieri ha concluso che in Messico "la situazione dei diritti umani è eccessivamente critica; la dimensione delle violazioni e della mancanza di risposte concrete fanno del governo di Felipe Calderón il diretto responsabile delle stesse".

Come parte delle conclusioni della sua sesta visita in Messico descritte in sette punti e completate da diverse raccomandazioni rivolte ai governi federale, statali e municipali, questa organizzazione, in maggioranza europea, ritiene che in tutto il paese persistono la tortura, i conflitti in Chiapas, Oaxaca ed Atenco, la violenza di genere e contro la libertà di espressione dei giornalisti e la trasgressione delle garanzie dei popoli indigeni.

In una conferenza stampa, Iñaki García, coordinatore della CCIODH, accompagnato da alcuni rappresentanti del collettivo, ha detto che dopo 10 giorni di attività per il sud ed il sudest del paese e più di 200 interviste individuali e collettive sia con funzionari sia con attivisti sociali, si è potuto comprovare l'esistenza di almeno 70 prigionieri politici o di coscienza rinchiusi in prigioni statali e di massima sicurezza.
Inoltre, ha sottolineato che la "grave" violazione dei diritti umani in Messico "è diventata politica di Stato che non riguarda solamente il sessennio del presidente di turno, ma coinvolge anche l'istituzione della giustizia ed il comportamento delle forze e corpi di sicurezza federali e locali".

Conclusioni e raccomandazioni
La CCIODH in primo luogo ritiene che il governo di Calderón non ha fatto progressi rispetto alle raccomandazioni del collettivo internazionale realizzate nelle sue cinque visite precedenti.
In secondo luogo riferisce che la tendenza è di continuare con le detenzioni arbitrarie di membri di movimenti sociali; che è abituale la tortura ed i maltrattamenti e che per giustificare le detenzioni si falsificano le prove.
In un terzo punto segnala che nell'attuale governo si è aggiunto il ruolo repressore dei corpi di polizia contro spazi sociali di rivendicazione, quello dell'Esercito Messicano.
La quarta conclusione sostiene che persiste l'impunità dei funzionari pubblici. Inoltre, segnala che la riforma della giustizia penale calderonista amplierà il margine per rendere ancora più duro l'intervento della polizia e ampliare i margini di impunità istituzionale.
Il quinto punto indica che l'impunità poggia sull'esistenza di un sistema giudiziario incapace ed inefficiente.
Il sesto punto puntualizza che l'esclusione e le disuguaglianze sociali nel paese acuiscono il problema delle violazioni dei diritti umani.


La Jornada - 10 dicembre 2007

Membri dell’organizzazione priista ricevono sussidi di Semarnat - denuncia
Capise documenta i nessi dell’Opddic di Agua Azul con l'autorità federale
Smente il comunicato della cooperatva di Ecoturismo Indigeno e lo definisce cinico
HERMANN BELLINGHAUSEN Inviato


In risposta alla comunicazione della società cooperativa Ecoturismo Indigeno Tzeltal delle Cascate di Agua Azul, Chiapas, formata da membri dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), dove i priisti della località rilanciano le reiterate accuse di aggressioni contro gli zapatisti di Bolom Ajaw, il Centro d'Analisi Politica e Sociale e di Investigazioni Economiche (Capise) documenta in un nuvo rapporto sul caso i vincoli esistenti fra membri di Opddic di Agua Azul ed autorità federali.

"Non solo si muovono sul terreno politico, ma anche economico, di controllo e di amministrazione di 'progetti ecoturístici’. La Segreteria d'Ambiente e di Risorse Naturali (Semarnat) e la Commissione Nazionale delle Aree Naturali Protette (CNANP), fra le altre dipendenze federali sovvenziona trimestralmente i membri dell’Opddic”.
In un rapporto finanziario di Semarnat, CNANP e della direzione generale della Conservazione per lo Sviluppo-Programma di Sviluppo Regionale Sostenibile, il secondo trimestre del 2007 Ecoturismo Indigeno ha ricevuto risorse per 290mila pesos per diversi lavori di infrastruttura turistica.

Secondo Capise, la comunicazione di Ecoturismo Indigeni “tocca il cinismo" e la smente.
In primo luogo, le basi zapatiste presero possesso di quelle terre nel 2001, e non nel 2003 come scrive la lettera della società priista.
Non erano "tra i 40 e 50 zapatisti con passamontagna, paliacate ed armi d’alto calibro", ma 47 famiglie, più della metà erano donne e bambini.
"Dicono che dal decreto di conservazione del 1980 loro smisero di lavorare la terra, passando alla “protezione della selva” ed alle 'attività turistiche ", continua il rapporto.

Il 29 aprile 1980 fu pubblicato il decreto che ha definito la Zona di Protezione Forestale Cascata di Agua Azul, municipio di Tumbalá, con un’estensione di 2.580 ettari.
Il 7 giugno 2000 fu pubblicato un nuovo accordo. Quella che prima era considerata solo zona forestale, ora era diventata Area di Protezione di Flora e Fauna.
La "protezione della selva” ora doveva essere revisionata "in dettaglio" – aggiunge la replica. “Fra i residenti di Agua Azul ci sono persone con malattie della pelle per la contaminazione dell'acqua delle cascate.
Fiume in basso, a 300 metri scarsi della città c’è un immondezzaio”, dove "scavano buchi per seppellire l'immondizia”. La mancanza di controllo sull'uso del repellenti in centinaia di contenitori ha già generato "una grave contaminazione: un chilometro più in basso l'acqua fa schiuma”. Ancora un chilometro ed appare il segnale: "Per sua sicurezza si proibisce viaggiare in questa zona, visto che molte persone sono state vittima di assalti”.

Opddic afferma che dal 1980 i suoi membri hanno smesso di lavorare la terra. Forse questo spiega - secondo Capise - perché ora Agua Azul è piena di antenne Sky che proiettano film statunitensi, per il ‘confort’ dei turisti. Si dice pure che i residenti di Bolom Ajaw hanno distrutto la riserva ecologica in più di 70 ettari.

"Le terre coltivate sono sette, non 70. Le basi zapatiste lavorano e si prendono cura della terra e delle risorse naturali. Membri di Opddic sei mesi fa hanno rubato il raccolto di un terreno collettivo degli zapatisti, e mesi più tardi invasero, pistole alla mano, parte di quello stesso terreno; al momento sono membri di Opddic quelli che lo lavorano”.

Il "cinismo di chi ha scritto il comunicato è ridicolo", perché assicura "che gli zapatisti minacciano e perseguitano i residenti di Agua Azul, tanto da ferire uno di loro a colpi di machete.
Si riferiscono all’11 settembre passato, quando più di 50 membri di Opddic hanno brutalmente ferito zapatisti di Bolon Ajaw", ed uno di loro ha ora gravi problemi di vista.
Secondo Opddic, tre zapatisti civili indifesi avrebbero affrontato 50 uomini armati.
Ciononostante, riferiscono che "sono abituati" ad adire per le "vie legali”.

Poi, mette in dubbio il rapporto, "perché erano armati? con più di una dozzina di calibro 38? chi gliele ha date?" La "ossessione" del direttore di CNANP, Regione Frontiera Sud, José Hernández Nava di sgomberare Bolom Ajaw, “non solo lo ha portato a scrivere cose senza senso e sproporzionate, ma ha pure esacerbato l'ambizione e l'aggressività" di Opddic.

A settembre, Capise raccontava di un incontro tra Hernández Nava ed altri funzionari con residenti di Bolom Ajaw, incluso due zapatisti che erano stati brutalmente picchiati il giorno precedente da membri di Opddic.

Traduzion del Comitato Chiapas "Maribel" di Bergamo e il Comitato Chiapas di Torino

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