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Ringraziamo per il il grande lavoro di traduzione il Comitato
Chiapas "Maribel" di Bergamo e il Comitato Chiapas di Torino
La Jornada – Martedì 30 giugno 2009
“Vendono” poderi della comunità 16 de Febrero,
per i quali il governo aveva già indennizzato gli allevatori
Si provano nuovi metodi per espropriare le terre recuperate dalle
basi zapatiste
L’autorità autonoma avverte che non le lascerà
“perché sono state pagate col sangue”
HERMANN BELLINGHAUSEN
San Cristóbal de las Casas, Chis. 29 giugno. Ad una settimana
dalle elezioni federali appare sulla scena un nuovo "metodo"
per tentare l'esproprio delle terre recuperate dalle comunità
zapatiste: le invasioni fraudolente. Questo vuole fare un gruppo di
privati contro la comunità autonoma 16 de Febrero, appartenente
al caracol Torbellino de nuestras palabras, di Morelia.
La giunta di buon governo (JBG) Corazón del Arco Iris de la
Esperanza oggi ha denunciato che un tale Baltazar Domínguez
Trejo “ha venduto” a dei privati le terre di questa comunità
e lo scorso 16 giugno “ha mandato” un gruppo di 12 persone
“nel villaggio 16 de Febrero sembra per impossessarsi delle
terre, dove già vivono i nostri compagni basi di appoggio,
terre prese dall’EZLN fin dal 1994”.
Gli intrusi hanno minacciato gli zapatisti di "cacciarli dalle
loro case, ed erano pronti a rimanere per costruire le loro case,
succedesse quel che succedesse, perché portavano machete, tende
e coperte". Erano sul punto di scontrarsi quando "è
arrivato un funzionario del governo, di nome Óscar Pérez
Hernández, per calmare gli animi", riferisce la giunta.
Con argomenti "assolutamente incredibili", Domínguez
Trejo ha realizzato delle transazioni su terreni che da anni appartengono
agli zapatisti, e per i quali i vecchi allevatori che li possedevano
erano già stati indennizzati. Il truffatore "sta rinegoziando
la terra recuperata", oltre tutto già pagata dal governo.
"La posizione dei nostri compagni, e di tutti noi, è che
non lasceremo mai le terre recuperate perché sono state pagate
col sangue dei nostri compagni caduti", nota l'autorità
autonoma. E denuncia che "l'incaricato per la terra" del
municipio ribelle Lucio Cabañas, Juan Cruz Pérez, da
due giorni è perseguitato dai sedicenti nuovi proprietari dei
poderi, cioè, i clienti di Domínguez Trejo. Ora minacciano
Cruz Pérez con un mandato di cattura, "inventandosi dei
reati".
La JBG protesta: "Come possiamo fidarci di loro quando sappiamo
che sono gli stessi del malgoverno che è parte ed attore nel
fomentare la contrainsurgencia nelle nostre regioni e senza vergognarsene.
Il tipo è venuto per calmare la violenza, ma sappiamo che rientra
nei piani dei tre livelli di governo distruggere le comunità
indigene e le loro culture".
E racconta quanto accaduto a Cruz Pérez: "Mentre stava
partendo per un viaggio, il nostro compagno, che è stato nominato
dai villaggi zapatisti incaricato della commissione per la terra,
il 27 giugno, verso le otto del mattino, si è accorto di essere
seguito da quattro delle dodici persone che hanno tentato di occupare
il terreno dove vivono i nostri compagni". L'hanno seguito con
un'auto. "La situazione attuale è difficile a causa delle
minacce che ricevono i nostri compagni. Negli ultimi giorni, per bocca
di queste 12 persone, si dice che porteranno a vivere ed impossessarsi
del villaggio 16 de Febrero 80 persone di Huixtán ed altre
30 di Ocosingo."
Del gruppo che "fomenta le minacce" la JBG ha identificato
Nasario Hernández, Gerónimo Demesa Guzmán e José
López Pérez, abitanti della colonia urbana Los Pinos
3 di Ocosingo.
Ma non è l'unico caso, sottolineano gli autonomi: "Così
succede in altri villaggi dei nostri compagni. Esiste un piano di
provocazioni in cui sono senza dubbio coinvolte le istituzioni del
malgoverno. Facciamo questa denuncia pubblica per evitare spargimento
di sangue e noi come JBG abbiamo questa preoccupazione, perché
non cerchiamo la morte. Benché il governatore Juan Sabines
Guerrero dica di rispettare i nostri villaggi, nei fatti vediamo atti
di provocazione, cercando la maniera di come cacciarci".
Rispetto alla truffa degli invasori gli zapatisti ritengono responsabile
il presidente Felipe Calderón e Sabines Guerrero di questa
provocazione.
Comunicato integrale della JBG
http://enlacezapatista.ezln.org.mx/denuncias/2047
http://www.jornada.unam.mx/texto/014n2pol.htm
La Jornada – Sabato 6 dicembre 2008
Gli zapatisti denunciano aggressioni da parte di elementi della Opddic
Hermann Bellinghausen La giunta di buon governo
(JBG) Corazón del Arcoiris de la Esperanza, con sede nel caracol
zapatista di Morelia, Chiapas, ha denunciato aggressioni a colpi d'arma
da fuoco e tentativi di imputare senza fondatamento dei reati ambientali
a basi di appoggio zapatiste della rancheria El Chuchumil, nel nuovo
municipio autonomo Comandante Ramona. I fatti sono stati provocati
"dai paramilitari dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti
Indigeni e Contadini, Opddic", lo scorso 2 dicembre.
Manuel Gutiérrez Hernández e Pedro Gutiérrez
Gómez, nel marzo del 2006, realizzarono "la prima provocazione
inventando l'accusa del sequestro di Manuel Gutiérrez Hernández".
Di quell'illecito la JBG chirisce "che sono solo bugie e da lì
hanno cominciato a molestarci perché non non mai riusciti a
sottoporci all'umiliazione della prigione del malgoverno".
Il secondo “reato” fu il presunto disboscamento di cedro
e mogano. "Non è la verità", sostiene la JBG.
Il terzo, inventato con "lo stesso tentativo di provocazione",
fu l'accusare le basi zapatiste di "avvelenare" le terre
della rancheria El Porvenir. In quell'occasione gli "inventori
dell'illecito" furono Manuel Gutiérrez Hernández
ed Andrés Gutiérrez Guzmán. Anche quest'accusa
risultò falsa.
Ora, il 2 dicembre, denuncia la JBG, i sei figli di Miguel Gutiérrez
Gómez, membro del consiglio del municipio autonomo Comandante
Ramona, sono stati aggrediti a colpi d'arma da fuoco da elementi della
Opddic, mentre loro padre si trovava in una riunione. I giovani stavano
riseminando la milpa nel loro appezzamento.
Il comunicato spiega: "Mentre lavoravano tranquillamente nel
loro terreno, all'improvvisosono arrivate cinque persone di El Porvenir".
I giovani testimoniano che gli aggressori sono arrivati "sparandoci
contro, verso le 10 della mattina, senza darci tempo di rispondere
perchè ci dicevano 'che cosa fate lì?', e noi abbiamo
risposto che stavamo pulendo per seminare caffè.”
"Nemmeno il tempo di rispondergli ed hanno cominciato a spararci
con armi calibro 9 mm pieghevole, numero 6609232; per fortuna non
ci hanno preso. Pensiamo che non gli sia piaciuto che gli avessimo
detto che stavamo lavorando per seminare caffè per sostenerci
per la resistenza.”
La giunta aggiunge: "I nostri compagni non stavano provocando
problemi. I provocatori sono Javier Gutiérrez Hernández,
che aveva l'arma, dirigente della Opddic, molto conosciuto nella regione;
Miguel Gutiérrez Hernández, che aveva un fucile calibro
16; Salvador Guitérrez Hernández, una pistola calibro
22; Genaro Gutiérrez Guzmán, un machete ed una macchina
fotografica. La macchina fotografica è nota dagli abitanti
della regione, di proprietà del Registro Civile del municipio
Chilón; Mario Gutiérrez Jiménez aveva un machete".
Tutti sono di El Porvenir e membri della Opddic.
"Il piano dei provocatori era fare delle foto ai nostri compagni
per poi portarle dal Pubblico Ministero per inventare accuse."
Queste trappole non sono nuove, secondo la JBG. "Hanno sempre
fatto così i governatori imbroglioni del Chiapas, i presidenti
della Repubblica ed i presidenti municipali, come l'attuale di Chilón,
Antonio Moreno López, del PRI assassino.
"Stanno di nuovo tornando i tempi di quell'imbroglione del Croquetas
Roberto Albores Guillén, di usare gli indigeni a beneficio
di persone estranee al nostro paese; attualmente quello che c'è
è un altro 'croquetas', ma con un altro nome e si chiama Juan
Sabines. Stiamo cominciando a subire le sue violenze perché
viola i nostri diritti." Per le autorità autonome "è
chiaro che i violenti rimangono impuni, coperti dai governi".
Gli aggressori "sono protetti dai cani dell'impunità,
ed il delegato di Governo di Comitán si è portato via
il camion di tre tonnellate, modello 1979, colore rosso, di proprietà
del nostro compagno”.
La JBG conclude con un appello ai "compagni e compagne"
del mondo. "Stiamo affrontando una nuova situazione di umiliazione
e morte; manteniamo unita la nostra ribellione, perché i tre
livelli di governo sono pronti ad inventare accuse per imprigionarci
dove fanno regnare le loro leggi di morte ed umiliazione."
Queste circostanze danno "ragioni sufficienti per continuare
a lottare affinché siamo rispettati; le comunità indigene
del Chiapas stanno rivivendo la situazione di prima del 1994. Subiamo
minacce di morte ed espropri delle nostre terre, fiumi, sorgenti,
lagune. Non dubitiamo che soffrono così anche i nostri fratelli
e sorelle del pianeta".
Testo
completo della denuncia della JBG:
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)
La GBG El Camino del Futuro denuncia l'incursione militare
di 200 soldati, tra cui poliziotti e agenti giudiziari, nelle comunità
zapatiste di Hermenegildo Galeana e San Alejandro, del Caracol di
La Garrucha.
CARACOL DE RESISTECIA HACIA UN NUEVO AMANECER
GIUNTA DI BUON GOVERNO EL CAMINO DEL FUTURO
CHIAPAS, MESSICO
4 GIUGNO 2008
DENUNCIA.
ATTO DI PROVOCAZIONE
Firma la Giunta di Buon Governo El Camino del Futuro.
Al popolo del Messico e del mondo, ai compagni e alle compagne dell'altra
campagna del Messico e del mondo, ai mezzi di comunicazione nazionali
e internazionali, ai difensori dei diritti umani, alle organizzazioni
non governative oneste:
La Giunta di Buon Governo El Camino del Futuro, Chiapas, Messico,
per mezzo della presente denuncia:
1. Una colonna di convogli militari, di pubblica
sicurezza, della polizia municipale e della PGR, alle nove di mattina,
ora sudorientale, 2 veicoli militari grandi e 3 veicoli militari piccoli,
2 veicoli della pubblica sicurezza, 2 veicoli della polizia municipale,
un autoblindo e un veicolo della PGR. 2. Un totale
di circa 200 provocatori. 3. Prima di entrare
nella comunità di La Garrucha, sede del Caracol, a 30 metri
dal confine della stessa, si fermano 3 convogli e dal veicolo scendono
4 soldati, con l'intenzione di fiancheggiare l'abitato di La Garrucha
servendosi del sentiero del lavoro collettivo della milpa, la popolazione
reagisce per respingerli e comincia ad organizzarsi, all'istante i
soldati salgono sul loro veicolo e proseguono per la loro strada,
mentre quelli che si trovano davanti intimidiscono la popolazione
facendo filmati e foto, mentre aspettano quelli che stanno provocando.
4. Dalla base di Patiwitz si aggiunge un altro convoglio
militare con l'intenzione di provocare nuovamente. 5.
Arrivano alla rancherìa di Rancho Alegre, conosciuta come Chapuyil.
6. Scendono tutti dai loro veicoli e si dirigono
verso la comunità di Hermenegildo Galeana, dove tutti e tutte
sono basi d'appoggio zapatiste, con l'accusa che in quella comunità
vi sono coltivazioni di marijuana. 7. Tutta la
zona zapatista di La Garrucha e le sue autorità autonome sono
testimoni che non esistono piantagioni, ci sono solo zapatisti e coltivazioni
di mais e banane, e sono disposti e disposte a lottare per la libertà,
la giustizia e la democrazia. Respingiamo qualsiasi provocazione.
8. Quando 100 soldati e 10 agenti di pubblica sicurezza
e 4 agenti giudiziari si dispongono per affrontare gli abitanti di
Galeana, tutti i repressori si pitturano la faccia per confondersi
nella selva e non essere riconosciuti, camminano per alcuni tratti
sul sentiero e poi si nascondono nella selva e così si dirigono
al villaggio. 9. Colui che guida la colonna di
federali si chiama Feliciano Román Ruiz ed è risaputo
che è un agente della polizia municipale di Ocosingo. 10.
La popolazione di Galeana, uomini, donne, bambini e bambine, si organizzano
per respingerli pronti e pronte a quello che accadrà. 11.
A metà del sentiero si incontrano e comincia il putiferio,
pieni di coraggio, gli zapatisti donne e uomini, bambini, bambine,
dicono ai soldati di indietreggiare e che qui non servono, che vogliamo
libertà, giustizia e democrazia, non soldati. 12.
I soldati rispondono: siamo venuti qui perché sappiamo che
c'è della marijuana ed entreremo con la forza, ed lì
che gli abitanti tirano fuori i loro macheti, bastoni, pietre, fionde
e tutto quello che ci sia a portata di mano e cominciano a respingerli.
13. I soldati dicono: questa volta non entriamo,
ma torneremo tra 15 giorni e allora sì passeremo con la forza.
14. Prendono un'altra direzione per raggiungere un
altro abitato di basi d'appoggio zapatiste chiamato San Alejandro,
lì li aspettavano 9 veicoli con 50 soldati e 10 agenti della
polizia municipale. 15. Dove sono passati, i
soldati hanno calpestato la coltivazione di mais, che è l'unico
alimento che hanno gli abitanti per poter vivere. 16.
Nel frattempo, nell'abitato zapatista di San Alejandro, 60 repressori
provocatori si sono posizionati come se fossero pronti allo scontro.
17. Gli abitanti reagiscono e afferrando quel che
gli capita per mano respingono la forza federale. 18.
A questa provocazione hanno partecipato soldati di Toniná,
Patiwitz e San Quintín. 19. Al popolo
del Messico e al mondo vogliamo dire che lo scontro, che è
provocato da Calderón, Juan Sabines e Carlos Leonel Solórzano,
presidente municipale di Ocosingo, dando ordini ai loro cani da repressione
di qualsiasi corpo militare, non tarderà ad arrivare.
Non siamo narcotrafficanti, siamo quello che già sanno fratelli
e sorelle del Messico e del mondo. È chiaro che vengono
a cercare noi, le e gli zapatisti, e sono i tre livelli del malgoverno
che ci attaccano, e noi siamo disposti a resistere e se necessario
a realizzare il nostro slogan, che è: vivere per la patria
o morire per la libertà. 20. Popoli del
Messico e del mondo, voi sapete che la nostra lotta è orientata
alla lotta politica e pacifica, come dice la nostra Sesta Dichiarazione
della Selva Lacandona, lotta politica e pacifica, conosciuta come
ALTRA CAMPAGNA, vedete da dove arrivano le provocazioni violente.
21. Compagni e compagne dell'altra campagna del Messico
e degli altri paesi, vi chiediamo di essere attenti, perché
i soldati han detto che tra 15 giorni torneranno ancora, non vogliamo
la guerra, vogliamo pace con giustizia e dignità. Non abbiamo
altra scelta che difenderci, respingere e resistere perché
vengono a cercarci per scontrarsi con noi, per questo stanno cercando
noi, comunità basi d'appoggio zapatiste. 22.
Non ci resta che dirvi di vedere da dove arriva questa provocazione.
Continueremo ad informarvi se ci resterà tempo. È
tutto.
CORTESEMENTE
La Giunta di Buon Governo
Elena Gordillo Clara Claribel Pérez López
Freddy Rodríguez López Rolando Ruiz Hernández
La Jornada – Lunedì 25 febbraio 2008
Samuel Ruiz: "Resistete
all’offensiva privatizzatrice"
Inizia in Chiapas l’incontro indigeno in difesa del territorio
ELIO HENRÍQUEZ
Betania, Ocosingo, Chiapas, 24 febbraio - Centinaia di uomini e donne
hanno dato avvio oggi all'incontro di organizzazioni e comunità
indigene a difesa del territorio, della cultura e delle risorse naturali
della selva Lacandona in questo ejido situato nelle vallate di Ocosingo.
Con appelli ad unirsi per difendere la terra hanno aperto la manifestazione:
"Dobbiamo difendere la terra perché è nostra madre,
è un'eredità di Dio", ha affermato l'indigena Cristina
Mena López, una delle partecipante che ha strappato i più
calorosi applausi durante la prima giornata. "Se vendete la terra
presto il denaro finirà, ma se la conserverete potrete vivere
centinaia di anni con i vostri figli, nipoti, le vostre galline, maiali
e bestiame", ha spiegato alle nuove generazioni.
In un messaggio video registrato il vescovo emerito di San Cristobal,
Samuel Ruiz García, ha spiegato che si sta sviluppando su scala
nazionale "una politica di privatizzazione delle risorse naturali,
utilizzando diversi modi e mezzi, incluso l'acquisto di persone e
la divisione delle comunità". Ha detto che nonostante
sembri che non si possa opporre nulla a questa politica, "in
realtà è nelle nostre mani il potere di affrontarla".
Nello stesso senso ed attraverso lo stesso mezzo si è espresso
il vescovo di Saltillo, Raúl Vera López, che ha esortato
gli indigeni: "Non arrendetevi, che nessuno si metta al servizio
dei poteri che vogliono impadronirsi delle vostre risorse con false
promesse, facendovi grandi offerte".
La Jornada – 1º marzo
2008
La Opddic pretende mettersi a capo di nuove frazioni di una rancheria
Gruppo priísta aggredisce un nuovo villaggio zapatista
Difenderemo la terra con il nostro sangue e la nostra vita –
dichiara la JBG
HERMANN BELLINGHAUSEN - Inviato
San Cristóbal de las Casas, 29 febbraio – La giunta di
buon governo (JBG) Corazón del arcoiris de la esperanza, del
caracol di Morelia, ha denunciato le aggressioni da parte di membri
dell’Organización para la Defensa de los Derechos Indígenas
y Campesinos (Opddic) contro il nuovo centro di popolamento 21 de
Abril, nei terreni della rancheria El Nance che appartengono al municipio
autonomo Vicente Guerrero.
I fatti sono accaduti il 25 ed il 26 febbraio, quando i “presunti
padroni” delle 19 frazioni nelle quali si è suddiviso
El Nance, dopo esser stato recuperato dagli indígeni a seguito
dell’insurrezione zapatista, sono arrivati sul posto con l’intenzione
di effettuare delle opere sui terreni che sono di proprietà
comunale del villaggio zapatista, ed hanno picchiato con un bastone
un contadino autonomo.
La JBG chiarisce che i tre principali aggressori hanno già
52 ettari a testa e si tratta di Serafín Aguilar Hernández,
Antonio Pérez Aguilar e Emilio Aguilar García, che abitano
nella città di Comitán. Nell’incursione erano
accompagnati da “due loro lavoratori”: Alfonso García
e Francisco Vázquez Aguilar. Con loro sono arrivati pure dei
dirigente dell’Opddic: Carmelina Aguilar Abarca, Gonzalo Hernández
Pérez, Francisco Hernández Aguilar, Mario Abarca Hernández
e Julio Abarca Hernández.
“Dieci delle 19 frazioni sono già sotto il loro controllo
e solo della rancheria El Nance. Ma da come si stanno comportando
si vedo che non gli basta; vogliono tutto e togliere ai nostri compagni
il diritto di godere delle terre recuperate. Noi, in queste nove frazioni,
stiamo lavorando collettivamente a beneficio del municipio autonomo”
– aggiunge la JBG.
“Complici” della SRA
Si tratta di coloro che negli ultimi anni “si sono resi complici
della Segreteria della Riforma Agraria (SRA) quando hanno tentato
di convertire in ejido la rancheria El Nance. A loro non importano
assolutamente le conseguenze dei problema che provocano”.
La JBG denuncia che il 26 febbraio scorso hanno picchiato un abitante
della 21 de Abril, che è rimasto ferito da una bastonata nel
collo, “e i nostri compagni non hanno risposto”.
Quelle persone volevano “aprire una breccia sul confine delle
frazioni”. La JBG afferma: “Sappiamo che queste terre
sono nostre. Tutto il mondo sa che le abbiamo recuperate nel 1994
e che continueremo a difenderle perché sappiamo che sono nostra
madre e che di lei viviamo. Restituirle, giammai. Rinunciare alla
terra, giammai. Costi quello che costi, con il nostro sangue e con
la nostra vita, la difenderemo”.
Le autorità autonome richiedono “ai presunti padroni
che la smettano di molestare i nostri 25 compagni che vivono nella
21 de Abril affinché possano lavorare in tranquillità
e anche loro vivano tranquilli”.
La JBG avverte che “se succede qualcosa” ai suoi compagni
saranno responsabili i “presunti governi” di Felipe Calderón
e di Juan Sabines, “perché uno dei nostri compagni è
stato picchiato dalla gente dell’Opddic”. Nel 2007, il
tribunale agrario di Tuxtla Gutiérrez ha annullato i reclami
della Opddic per quanto riguarda El Nance. “Sappiamo da dove
arriva questa provocazione; ricordiamo il tentativo fallito della
SRA di umiliare ed escludere i nostri compagni dalla terra”
- conclude la giunta ribelle.
Nel frattempo, il governo perredista del Chiapas ha diffuso ai quattro
venti giovedì scorso la notizia che 2 mila membri della priísta
Opddic avevano “disertato” proprio nella sua piazzaforte,
Monte Líbano, per affiliarsi alla Confederazione Nazionale
Contadina (CNC), del Partito Rivoluzionario Istituzionale.
Però, mentre la Opddic si dissolve, continuano le aggressioni
come quella appena descritta o quelle sempre frequenti in Agua Azul.
Si trata solo di un cambio di sigle e niente più? C’è
da ricordare che la CNC, come tale, è raramente ricordata in
casi di aggressioni agli zapatisti, nonostante sia presente nelle
vallate di Ocosingo.
La Jornada - 3 febbraio 2008
Autorità proteggono
militanti dei partiti che commettono illeciti
Abusi in Oventic durante un operativo per smantellare una banda di
ladri d’auto
Arrestano e torturano psicologicamente due indigeni che si rifiutano
di consegnare denaro - In Magdalena la Paz trattengono l’automobile
di un abitante con le carte in regola
HERMANN BELLINGHAUSEN - Inviato
San Cristóbal de las Casas, Chis., 2 febbraio - La giunta di
buon governo (JBG) di Oventic ha denunciato gli abusi commessi dalla
forza pubblica mercoledì scorso, durante un molto appariscente
operativo dell’Esercito federale e di diverse corporazioni di
polizia in comunità del municipio ufficiale di Aldama (e autonomo,
Magdalena La Paz), per “smantellare” una banda di ladri
d’auto che operava nei dintorni, “in complicità
e/o con la protezione delle autorità locali, municipali, statali
e pure federali; per questo le autorità ufficiali non fanno
nulla per evitare e controllare la compra, l’uso e la circolazione
di veicoli illegali, come non fanno nulla contro la semina, il traffico
ed il consumo della droga”.
La JBG Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del
Mundo documenta due casi di abitanti, basi d’appoggio dell’EZLN,
che hanno subito furti, arresto, colpi e torture psicologiche da parte
di agenti della polizia. Il 30 gennaio è iniziato questo operativo
nelle comunità di Xuxch’en, Cotsilna’m e Xulumo’,
tutte “appartenenti al municipio autonomo Magdalena de la Paz”
- precisa la giunta. “L’obiettivo di questo operativo
era il recupero di veicoli rubati e il rancho San Isidro, invaso da
un gruppo di persone, però non è successo solo questo,
perché sono stati fermati alcuni compagni”.
Così, “quando è arrivato l’operativo a Xuxch’en,
si sono presi il veicolo Nissan, modello 2004 di Mateo Pérez
Hernández, base d’appoggio dell’EZLN”. Quanto
questi è arrivato “per dimostrare che il suo veicolo
è legale, con tutti i documenti necessari (fattura, carte di
circolazione e patente), oltre alla registrazione ed al permesso della
JBG”, i poliziotti “non gli hanno fatto caso; lo hanno
obbligato a salire sulla loro camionetta e se lo sono portato via
all’Unità Amministrativa (UA), in San Cristóbal”.
Dopo varie ore nell’Unità Amministrativa, l’ndigeno
zapatista ha richiesto che gli venissero restituiti i documenti del
suo carro. “Gli hanno risposto che non c’era la persona
che gli poteva rispondere e che quindi non poteva far altro che aspettare,
finchè alla fine gli hanno detto che poteva andarsene e che
doveva cercarsi un avvocato per recuperare il suo carro”. Nel
Ministero Pubblico (MP) gli hanno detto “che non sapevano nulla
dell’operativo e che poteva ritornare il giorno dopo”.
Nell’UA gli hanno detto che il suo veicolo era stato portato
a Tuxtla Gutiérrez.
Questo comportamento del Ministero Pubblico - dice la giunta - “è
lo stesso di tutte le autorità governative che non si preoccupano
di fare giustizia e delle persone innocenti, ma solo fanno loro perder
tempo e spendere il denaro alla gente povera”. Durante lo stesso
operativo “hanno preso altre due basi d’appoggio dell’EZLN,
in Xulumo, in un sentiero che portava alle loro case”. Venivano
dal vicino San Andrés. Si sono incontrati con l’operazione
di polizia e dell’Esercito federale, “senza che avessero
commesso nulla”.
“Dato che camminavano a piedi, hanno ordinato loro l’alt
ed hanno puntato contro di loro le armi”. Poi li hanno interrogati
e perquisiti “per vedere se portavano armi, però non
hanno trovato nulla”. A Alfredo Pérez Hernández
ed a Marcos Pérez Hernández, “hanno trovato 300
pesos in moneta e glieli hanno portati via. A parte, Marcos aveva
280 pesos in biglietti e glieli volevano prendere, ma lui si è
rifiutato di farseli portar via; la polizia si è incazzata
e l’hanno spintonato sotto il camion per fargli del male”.
In diversi veicoli sono stati portati a San Cristóbal de las
Casas. Alfredo Pérez Hernández “sdraiato nel camion
della polizia”. Marcos, che era in un altro camion, è
stato obbligato a “sdraiarsi e gli hanno detto di non sollevare
la testa. Dato che lui la sollevava gli hanno coperto la faccia con
una coperta”.
Insieme con altri arrestati durante l’operativo, li hanno portati
a Tuxtla Gutiérrez. “Hanno patito fame e sete perchè
sono stati varie ore detenuti illegalmente. I poliziotti si sono comportati
da prepotenti e si facevano forti delle loro armi e delle loro divise
per intimidire. Era una tortura psicologica” – precisa
la JBG.
Dopo varie ore, sono stati liberati, per intervento del Centro dei
Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas. “Non avevano
nessuna accusa contro di loro perché non hanno nulla a che
vedere con i veicoli illegali, né con la invasione del predio
San Isidro. Consideriamos una violazione dei diritti umani arrestare
innocenti in un operativo, in cui si dovrebbero arrestare solo le
persone che realizzano attività illecite come comperare ed
usare veicoli illegali o rubati”.
La JBG sottolinea: “Da vari anni sono state date istruzioni
da tutte le comunità, i municipi e territori zapatisti, con
la proibizione totale di queste attività illecite. Nella nostra
zona Altos ci sono coloro che non rispettano queste istruzioni. E
sono in aumento i veicoli illegali, la semina ed il traffico di droga
da parte delle persone affiliate ai differenti partiti politici. Agiscono
in complicità o con la protezione delle autorità”.
3
FEBBRAIO 2008
SNAlL TZOBOMBAlL YU’UN LEKlL J’AMTELETlK
TA O’LOL YO’ON ZAPATlSTA TA STUK’lL SAT YELOB SJUNUL
BALUMIL
GIUNTA DI BUON GOVERNO
CORAZON CÉNTRICO DE LOS ZAPATlSTAS DELANTE DEL MUNDO
ALL'OPINIONE
PUBBLICA
ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLE ORGANIZZAZIONI DEI DIRITTI UMANI
AI MEDIA ALTERNATIVI
FRATELLI E SORELLE
La Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas
Delante del mundo, zona Altos de Chiapas, Messico, rende noti i seguenti
accadimenti:
Lunedì 28 Gennaio dell'anno corrente, nell'ufficio della Giunta
di Buon Governo, si sono presentate delle basi d'appoggio zapatista
della comunità di San Antonio, municipio di Tenejapa, Chiapas,
per informare sul taglio del servizio di Energia Elettrica a nostri
compagni e compagne basi d'appoggio zapatista, che dal 1994, sono
in resistenza e per questo non pagano l'imposta sulla luce elettrica,
perchè non ricevono niente degli aiuti che dà il mal
governo.
Primo. Il 16 ottobre 2007, ad una famiglia base d'appoggio zapatista
è stato tagliato il servizio di energia elettrica, da parte
di alcuni priisti di quella comunità, e l'unica motivazione
per questa interruzione del servizio è che non paga l'imposta
sulla luce elettrica.
Però la nazione e il mondo sanno che gli zapatisti e tutte
le persone che scelgono la resistenza civile, hanno le loro ragioni
per non pagare i servizi, perchè non ricevono gli aiuti economici
e sociali che dà il mal governo; in cambio, quelli che chiedono
e ricevono qualsiasi tipo di aiuto da parte del governo, hanno l'obbligo
di pagare se vogliono, ma non devono obbligare quelli che sono in
resistenza, che comunque hanno il diritto di fruire del sevizio di
energia elettrica in quanto cittadini messicani e soprattutto in quanto
esseri umani.
Secondo. Il giorno 25 gennaio 2008, ad un altro compagno di nome Miguel
Luna Girón, è stato tagliato il condotto della luce
elettrica, e quelli che tagliarono il servizio, sono gli stessi priisti
della comunità, come hanno fatto nei mesi prima. Ma non solo,
lo hanno anche minacciato di portarlo in carcere perchè no
paga l'imposta sulla luce elettrica, perché è in resistenza,
ed è il suo unico reato.
Terzo. Il giorno giovedì 31
gennaio 2008, il sig. Miguel Luna Girón, base d'appoggio dell'EZLN,
è stato minacciato nella propria abitazione da una signora
priista di nome Rosa Méndez Jiménez, che era in stato
di ebbrezza e che aveva con sé un machete per uccidere il notro
compagno; gli ha detto "non nasconderti perchè ti ammazzo",
e poi si è accorta che il sig. Miguel non c'era e questo l'ha
incoraggiata e si è rifatta tagliando un ramo di pesco, ma
sciaguratamente nel tagliare quasi si ammazza con il machete e ha
finito dicendo "infami zapatisti!".
Quarto. Questi non sono tutti i fatti, anche i dirigenti priisti,
Diego Jiménez Méndez e Miguel López Gómez,
hanno obbligato il rappresentante della comunità Antonio Guzmán
López a togliere la terra a Miguel Luna Jirón in modo
che diventi terreno scolastico, ma Antonio, rappresentante della comunità,
non è d'accordo, perchè sa che queste azioni comportano
molti e gravi problemi.
Quinto. I dirigenti priisti Diego Jiménez Méndez e Miguel
López Gómez affermano che se non riusciranno a levare
la terra a Miguel Luna Girón, cominceranno una persecuzione
diretta verso il compagno e altre basi d'appoggio zapatista.
Riteniamo direttamente responsabili di tutti questi problemi che stanno
vivendo i nostri compagni basi d'appoggio zapatista e di tutto quello
che potrà accadere loro, i rappresentanti della comunità
Diego Jiménez Méndez e Miguel López Gómez
e le autorità ufficiali del municipio di Tenejapa.
Le cause di tutti questi problemi sono le cattive idee che il mal
governo propina per confondere la gente, affinché indigeni
della stessa comunità, dello stesso sangue e della stessa radice
si dividano e si vedano come nemici per poter poi cominciare a scontrarsi.
Quando questi problemi si presentano, il mal governo ne approfitta
per giustificare la militarizzazione nelle comunità zapatiste,
che secondo loro serve ad evitare i problemi.
Noi, uomini e donne della Giunta di Buon Governo, ribadiamo, come
abbiamo sempre fatto, che mai abbiamo considerato nemici i nostri
fratelli indigeni, ma che al contrario cerchiamo l'unità tra
le popolazioni povere, emarginate e sfruttate del mondo.
PER IL MOMENTO QUESTA È LA NOSTRA PAROLA, IN SEGUITO CONTINUEREMO
AD INFORMARE DI QUANTO ACCADRÀ
CORDIALMENTE
Rosalinda Gómez López,
Mateo Pérez Gómez,
Esaú Rodríguez Aguilar,
Patricia Hernández Santíz
(tradotto da radio silvanetti dal Comitato Chiapas di Torino)
La Jornada – Lunedì
14 gennaio 2008
La Giunta di Buon Governo denuncia il rifiuto delle autorità
di risolvere il problema.
Filo-zapatisti decidono di accedere all’acquedotto di San Cristóbal
de las Casas HERMANN BELLINGHAUSEN Inviato
San Cristóbal de las Casas, Chiapas. - Abitanti del quartiere
popolare 5 de Marzo di questa città hanno deciso, questo sabato,
di ripristinare il servizio di erogazione dell'acqua sospeso dalle
autorità alle famiglie in resistenza, indigeni basi di appoggio
dell'EZLN o aderenti all'altra campagna.
La giunta di buon governo (JBG) Corazón Céntrico de
los Zapatistas Delante del Mundo, di Oventic, ha appoggiato questa
azione a San Cristóbal de las Casas alla quale hanno partecipato
abitanti e membri della Sexta Jovel.
Il quartiere 5 de Marzo nasce a seguito dell'insurrezione dell'EZLN
il 1º gennaio 1994, "quando un gruppo di persone si armarono
di coraggio ed occuparono questo podere".
Circa 16 famiglie, di lingue tzotzil, tzeltal, chol e zoque, "per
prime si stabilirono qui, ma poi ne sono arrivate altre. Ora la colonia
è abitata da 451 famiglie", racconta la JBG.
"Attualmente in questo quartiere c'è il problema dell'acqua,
perché le famiglie affiliate ai partiti politici esigono un
pagamento da parte dei compagni basi di appoggio, degli aderenti e
della società civile che sono in resistenza e non pagano acqua
e luce. Ora diverse famiglie dei nostri compagni hanno subito l'interruzione
dell'erogazione dell'acqua ed esiste la minaccia di chiusura totale
degli idranti pubblici da dove i compagni prendono l'acqua. Con la
loro chiusura non ci sarà più accesso all'acqua".
La chiusura degli idranti colpisce le famiglie che hanno fondato questo
quartiere, "mentre quelli che sono arrivati più tardi
vogliono imporre la loro volontà sulla maggioranza". Il
tavolo direttivo ed i gestori dell'acqua potabile del quartiere "convocano
riunioni per motivare il pagamento del servizio sapendo in anticipo
che i nostri compagni non sono d'accordo perché sono in resistenza".
La giunta ricorda: "La nazione ed il mondo sanno che gli zapatisti
e tutte le persone che sono in resistenza civile hanno le loro ragioni
per non pagare i servizi, perché non accettano gli aiuti economici
e sociali che dà il malgoverno. Invece, quelli che chiedono
e ricevono ogni tipo di aiuto dal governo hanno l'obbligo di pagare
se vogliono, ma non devono obbligare quelli che sono in resistenza
che hanno diritto all'acqua e all'energia elettrica come cittadini
messicani e soprattutto come esseri umani". La JBG lamenta: "Ai
fratelli priisti si vede che non gli importa, prendono accordi anche
se con la minoranza dei presenti nelle loro assemblee. Questa insistenza
per il pagamento è per provocare problemi".
Per "vedere ed analizzare il problema", la JBG ha mandato
tre inviti al tavolo direttivo del quartiere ma nessuno si è
presentato. "Si vede chiaramente che non hanno la volontà
di risolvere il problema", aggiunge la giunta […]
Davanti al rifiuto del direttivo di risolvere la questione, "i
compagni hanno il diritto di risolvere i loro problemi come ritengono
giusto per il bene dei loro membri". La JBG dichiara che non
può opporsi alla decisione delle vittime del provvedimento.
Avverte solo che "di qualsiasi fatto, minaccia o aggressione
contro i nostri compagni e compagne, riteniamo responsabili direttamente
il direttivo e le autorità municipali, statali e federali".
Firmano per la giunta zapatista: Lucas Pérez Gómez,
Rosalinda Gómez López, Carlos Díaz Pérez
e Javier Pérez Santiz.
La Jornada – Giovedì 29 novembre 2007
Denunciano ingiustizie nel carcere di Catazajá, Chiapas, principalmente
contro gli indigeni
La giunta di buon governo esige la liberazione del prigioniero politico
Gregorio Álvaro Cruz
Ai reclusi è negata l'assistenza medica, perfino d'emergenza,
accusano
Costruiscono una strada verso il villaggio di Roberto Barrios che
danneggerà gli abitanti della zona
HERMANN BELLINGHAUSEN - Inviato
Roberto Barrios, Chis., 28 novembre - La giunta di buon governo (JBG)
Nueva Semilla que Va a Producir ha reso note le ingiustizie e gli
arbitri che subiscono i reclusi nel Centro di Reinserimento Sociale
(Cereso), numero 17 a Playas de Catazajá, in particolare il
suo compagno base di appoggio zapatista Gregorio Álvaro Cruz,
della comunità Choles de Tumbalá, stabilita su terre
recuperate nel municipio ufficiale di Palenque e distrutta dalla polizia
statale mesi fa.
I reclusi nel Cereso subiscono "gravi violazioni dei loro diritti,
prepotenze ed abusi da parte dei custodi". Ricevono un trattamento
aggressivo, "con insulti, perché sono indigeni".
È negata loro l'assistenza medica, anche se è d'emergenza:
"Vedi di sopportare, smetti di rompere le scatole", dicono
loro.
Abusano anche dei famigliari che vengono insultati e non viene permesso
loro di introdurre cibo.
Invece, quelli che hanno denaro o influenze introducono tutto quello
che vogliono. (...) C'è una marcata discriminazione contro
la popolazione indigena, in maggioranza choles e tzeltales. Il cibo
del Cereso "è molto cattivo, a volte andato a male".
La JBG denuncia in particolare il comandante Francisco Lizcano Cruz,
che minaccia le donne in visita. Il direttore, Fernando Orantes Padilla,
non risolve mai i problemi e protegge le sue guardie ed i secondini.
Alcuni visitatori,soprattutto donne, sono obbligate a denudarsi completamente
"e fare piegamenti, e le trattano in maniera molto volgare".
Le secondine Martha María Flores ed Ana Negrón "fanno
sparire" gli oggetti che i parenti lasciano all'ingresso. I secondini
Eduardo Arturo Herrera, Ezequiel Sánchez, Marcial Gregorio
Landero ed uno di nome Enrique abusano ripetutamente di famigliari
ed interni.
Per tutto questo gli internati hanno denunciato i fatti alle autorità
autonome della zona nord.
La sera del 17 novembre, 10 secondini armati di manganelli e gas sono
entrati a perquisire le celle in cerca della denuncia che 84 reclusi
avevano firmato per far conoscere queste violazioni ed esigere rispetto.
La denuncia è stata trovata nella cella di Gregorio Álvaro
Cruz, al quale era stato chiesto di conservarla. Ora stanno "indagando"
su chi ha fatto la denuncia per trasferirlo in un altro "Cereso".
Gregorio viene tenuto sotto minaccia ed è proibito all'assistenze
sociale di comprargli qualsiasi cosa di cui abbia bisogno.
I reclusi possono comprare solo quello che viene venduto alla prigione
da José Patrocinio González Blanco Garrido, in onore
(lo voglia o no) dell'ex governatore e figlio del passato di Catazajá.
La JBG chiede il rispetto dei reclusi e dei loro famigliari, la destituzione
del direttore e dei secondini che compiono abusi e la liberazione
immediata di Gregorio Álvaro Cruz, "prigioniero politico"
il cui "unico crimine è quello di lottare per un pezzo
di terra, come per gli altri membri della comunità Choles de
Tumbalá".
Una nuova strada per Roberto Barrios
D'altra parte, è stata accelerata in maniera straordinaria
la costruzione di una nuova strada che condurrà alla comunità
di Roberto Barrios da oltrefrontiera. Decine di scavatrici, spianatrici
ed altri veicoli pesanti e numerosi camion, lavorano giorno e notte.
In pochi giorni il paesaggio si è trasformato. Le società
costruttrici hanno già realizzato un ponte sul fiume Bascán
per attraversare Roberto Barrios.
Sebbene la maggioranza della popolazione (perredisti e zapatisti)
si oppongono alla creazione di un centro turistico alle cascate ancora
selvagge sul fiume Bascán, l'accelerata creazione di infrastrutture,
così come la pressione del governo e degli investitori sulle
comunità del luogo sembrano annunciare nuovi conflitti comunitari.
Il gruppo priista del luogo è un sostenitore dello sviluppo
turistico e dell'eventuale privatizzazione delle terre.
Il tratto carrozzabile prevede l'accesso a Roberto Barrios come destinazione
finale. Tutti gli abitanti, indipendentemente della filiazione politica,
sono molto preoccupati. La vita della comunità sta per cambiare
drasticamente. Questa settimana il villaggio si è riempito
di serpenti, sembra cacciati dalle macchine che rompono la terra,
i pendii e la vegetazione. La proposta autonoma è preservare
il fiume, ma i piani governativi sono diversi.
Visto da qui, lo "sviluppo" futuro sarà a beneficio
di altri ed il fiume, sul quale ogni sera arrivano ancora gli zaraguatos
[tipo di scimmia - n.d.t.] potrebbe diventare uno stabilimento balneare
con hotel e campi sportivi, e gli indigeni finiranno per pagare per
lavarsi nel fiume che oggi appartiene loro.
Morelia 25 novembre 2007
Giunta del Buon GovernoCorazón Arcoiris de la Esperanza
Caracol 4 Torbellino de Nuestras Palabra
La Giunta denuncia di una nuova aggressione da parte di OPDDIC
All'Opinione Pubblica Nazionale ed Internazionale
Agli Altri Mezzi di Comunicazione Alternativi, Nazionali ed Internazionali
Alle Organizzazioni Indipendenti dei Diritti Umani
Ai Compagni della Sesta e dell'Altra Campagna del nostro paese Messico
e del Mondo
La Giunta di Buon Governo" Corazón del Arcoiris de la
Esperanza ", denuncia energicamente questi nuovi fatti di violenza
e minaccia da parte dell'organizzazione paramilitare OPDDIC, Organizzazione
per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini, avvenuti nei giorni
scorsi.
Primo. Il giorno 24 novembre dell'anno in corso alle 11 del mattino
un gruppo di 80 persone, appartenenti all'Organizzazione OPDDIC è
penetrato con violenza nel nuovo centro abitato Bolón Ajaw,
Región la Montagna, del Municipio Autonomo Ribelle Olga Isabel,
portando armi, machete e bastoni. 20 persone avevano pistole calibro
22 e 38, altre 6 con fucili ed il resto con bastoni e machete sono
arrivati sul posto trovando donne e bambini, e bambine, ed un compagno
promotore di salute di nome Manuel Hernández. Non c'erano altri
compagni perché erano andati a lavorare nei campi, tranne questo
compagno. In quel momento hanno preso il compagno Manuel Hernández
e nonostante fosse malato, lo hanno brutalmente picchiato con calci
e bastoni su tutto il corpo lasciandolo privo di conoscenza, dicendo
poi di andarsene immediatamente da quel posto col suo gruppo, perché
altrimenti sarebbero tutti morti. Dopo aver compiuto tale vergognosa
e vile brutalità, se ne sono andati.
Secondo. Lo stesso giorno 24, alle ore 8 di sera, nell'ejido di Agua
Azul, Municipio ufficiale Tumbalá, il bambino Miguel Pérez
Álvaro di 8 anni, figlio di un compagno base di appoggio zapatista,
è uscito di casa a prendere acqua, a 40 metri circa da casa,
dove c'era buona luce, quando è stato sorpreso da quattro persone
di OPDDIC (le stesse che continuano a perseguitare a Bolon Ajaw) di
nome Florentino Silvano Pérez, Alejandro Gómez Hernández
Marcos López Silvano e Miguel Hernández López,
le quali hanno afferrato il bimbo torcendogli i polsi di entrambe
le mani, tanto da farlo gridare per il dolore, e quando il bambino
ha gridato, l'hanno lasciato e sono fuggite.
Davanti a questi fatti di vile brutalità, di tanto sfacciata
ingiustizia, di completa impunità da parte di chi si dice essere
Governo dello stato di diritto, e della mancanza di applicazione della
legge, la Giunta di Buon Governo di questo caracol chiede la completa
applicazione della giustizia e la punizione immediata delle persone
responsabili di questi atti vergognosi:
Jeremías López Hernández,
Salomón Moreno Estrada,
Adolfo Moreno Estrada,
Alberto Urbina López,
Jerónimo Urbina López,
Floretino Silvano Pérez,
Alejandro Gómez Hernández,
Marcos López Silvano,
Miguel Hernández López.
Che in maniera tanto cinica hanno cercato, non per la prima volta,
di perseguitare, violare e privare della vita i nostri compagni che,
in cambio, non hanno fatto altro che lottare e resistere anche per
questi che, pur essendo indegni, sono nostri fratelli di razza e colore.
Per questo diciamo al malgoverno ORA BASTA! all'impunità, alla
violazione dei diritti umani e dei diritti costituzionali.
BASTA! usare i nostri fratelli indigeni e contadini che a causa della
miseria subiscono l'ingiustizia e la paramilitarizzazione, ed usando
loro, il malgoverno massacra la gente povera ed i lavoratori.
PER LA PACE, PER LA GIUSTIZIA E PER L'UMANITÀ!
Distintamente
Giunta del Buon Governo Corazón Arcoiris de la Esperanza
Caracol 4 -Torbellino de Nuestras Palabra -
Morelia, Chiapas, Messico
Morelia 21 novembre 2007
Giunta del Buon GovernoCorazón Arcoiris de la Esperanza
Caracol 4 Torbellino de Nuestras Palabra
All'Opinione Pubblica Nazionale ed Internazionale
Agli Altri Mezzi di Comunicazione Alternativi, Nazionali ed Internazionali
Alle Organizzazioni Indipendenti dei Diritti Umani
Ai Compagni della Sesta e dell'Altra Campagna del nostro paese Messico
e del Mondo
La Giunta di Buon Governo "Corazón del Arco
Iris de la Esperanza " denuncia energicamente le minacce e violazioni
dei diritti umani da parte dell'organizzazione paramilitare OPDDIC,
Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini, nei
seguenti fatti:
Primo.- Il giorno 13 novembre del presente anno nel nuovo centro abitato
Bolón Ajaw, regione montagna, territorio Municipale Autonomo
Olga Isabel, sono entrati a lavorare collettivamente nel campo i compagni
basi di appoggio dell'EZLN, quando sono arrivate quattro 4 persona
di OPDDIC che volevano entrare a lavorare nel campo stesso, allora
i compagni hanno detto a quelle 4 persone di andarsene perché
quel campo appartiene ai compagni, ed in quel momento sono arrivate
altre persone di OPDDIC, fino a che le persone di OPDDIC erano in
totale undici e di queste, quattro avevano armi: una pistola calibro
38, due pistole calibro 22 ed una carabina calibro 22. Nel momento
della discussione hanno estratto le armi e sparato in aria spaventando
i compagni e minacciando che loro erano in tanti, dell'organizzazione
più forte, con buone armi e che se i compagni non se ne andavano
da quel posto saranno fatti a pezzi e gettati nel fiume Agua Azul.
I compagni basi di appoggio non hanno raccolto le minacce ed hanno
continuato a seminare il mais, ma quelli di OPDDIC avanzavano brandendo
i machete e colpendo alla testa un compagno. Allora i compagni si
sono dispersi per non cadere nella provocazione e si sono diretti
alle loro case, ma sono stati intercettati durante il tragitto da
altre persone di OPDDIC in stato di ebbrezza.
Secondo.- Il 16 novembre dell'anno in corso, alle ore 5 del pomeriggio,
sul tratto di strada Ocosingo-Palenque, all'incrocio di Agua Azul,
di fronte ad un negozio collettivo dei compagni basi di appoggio zapatisti
della regione San José, appartenente sempre al Municipio Autonomo
Olga Isabel, un'auto Urvan della società Las Brisas si è
fermata in questo luogo ed uno dei passeggeri, non identificato, ha
consegnato una lettera (anonima) ad una persona di nome Juan García
López, appartenente dell'organizzazione OPDDIC, che l'ha consegnata
al negoziante dello spaccio collettivo sopra citato, e la lettera
diceva: 16 NOVEMBRE 2007 DI BUONA AMICIZIA E COME FRATELLI AVVERTO
QUELLI DELL'EZLN DI BOLÓN AJAW DI ANDARSENEM IL PRIMA POSSIBILE,
PERCHÈ DOMANI, O QUESTA NOTTE, ARRIVERÀ L'ESERCITO.
CREDETEMI AMICI
Terzo.- Il 17 novembre è arrivata a Bolón Ajaw una commissione
di 5 persone di OPDDIC: Salomón Moreno Estrada, Jerónimo
Urbina López, Manuel Hernández López e José
Alberto Gabina López, guidati da José Hernández
Nava presunto commissario per le Aree Protette (CNAP). Questa presunta
commissione era venuta a verificare che cosa era successo in questo
luogo perchè aveva sentito dire che i compagni avevano abbandonato
Bolón Ajaw. José Hernández Nava ha chiesto: "Abbiamo
sentito che avevano abbandonato questo posto perché era arrivato
l'esercito, non è vero?" I compagni che erano lì
non erano tutti, ma quelli che c'erano gli hanno risposto che non
era vero e che se anche fosse arrivato l'esercito loro non se ne sarebbero
andati. José Hernández Nava ha chiesto ancora: "Che
cosa è successo ieri?". Allora i compagni gli hanno chiesto
"Dove hai sentito questa notizia?". E lui ha risposto: "L'ho
sentita", e non ha potuto specificare. Allora i compagni hanno
chiamato gli altri e José Hernández Nava vedendo che
arrivavano tutti i compagni ha detto: "Non è necessario
che veniate qua tutti, perchè ho visto che non è vero,
ed ora me ne vado". Se n'è andato e non ha voluto aspettare.
Quarto- Il 20 novembre, alle 7 del mattino, i compagni sono andati
a lavorare nel loro campo dove però stavano andando anche qualli
di OPDDIC. Sono arrivati 38 compagni ed a poco a poco si sono riuniti
un'altra volta quelli di OPDDIC con bastoni, machete, ed armi. Quelli
di OPDDIC erano in totale 19 persone, 8 persone con pistole calibro
22, 5 persone con pistole calibro 38 e 3 fucili, ed una ricetrasmittente
portatile ed una macchina fotografica, ed i compagni sono stati nuovamente
minacciati di morte ed è stato loro impedito di svolgere il
lavoro in quel campo.
Davanti a questi avvenimenti che i nostri compagni basi di appoggio
non è la prima volta che subiscono, la Giunta di Buon Governo
"Corazón de Arco Iris de la Esperanza" respinge energicamente
questo tipo di azioni e minacce che ha fatto questo gruppo paramilitare,
braccio destro del malgoverno federale, statale ed esigiamo il completo
rispetto di tutti i nostri popoli in resistenza in tutti i Municipi
Autonomi.
Riteniamo responsabili i 3 livelli del malgoverno di quanto possa
accadere ai nostri compagni basi di appoggio.
Costi quel che costi, continueremo a difendere le nostre terre; per
questo diremo sempre:
LA TERRA È DI CHI LA LAVORA.
DEMOCRAZIA GIUSTIZIA E LIBERTÀ.
GIUNTA DI BUON GOVERNO
CORAZÓN DEL ARCO IRIS DE LA ESPERANZA
CARACOL 4,TORBELLINO DE NUESTRA PALABRA
MORELIA, CHIAPAS MESSICO
Traduzion del Comitato
Chiapas "Maribel" di Bergamo e il Comitato Chiapas di Torino |
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