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Nel 1989, muore il decimo Panchen Lama, seconda autorità del
buddhsmo tibetano.
Immediatamente inizia la ricerca del suo successore (il bambino in
cui si sarebbe reincarnato secondo la credenza propria del buddhismo).
E' in gioco l'avvenire del Tibet perché il Panchen Lama dovrà
a sua volta designare e poi educare il successore dell'attuale Dalai
Lama.
Nella scuola gelukpa, i Dalai Lama sono spesso associati ai
Panchen Lama. Il titolo di Panchen Lama deriva dalle prime sillabe
del termine sanscrito pandita, che significa "erudito" e
dall'aggettivo tibetano chenpo che significa grande, l'istituzione
del Panchen Lama si deve al quinto Dalai Lama (1642).
Il 14 maggio 1995, l'attuale Dalai Lama, conformemente ai suoi doveri
e seguendo rituali plurisecolari, riconosce come undicesimo Panchen
Lama un ragazzino di sei anni originario di una povera famiglia nomade,
Gedhun Choekyi Nyima. Il 24 maggio 1995 il Comitato politico consultivo
del popolo cinese condanna la dichiarazione del Dalai Lama, giudicata
"nulla e illegale".
In luglio rapisce il bambino con i suoi
familiari e, dopo una finta estrazione a sorte in un'urna d'oro, insedia
in sua vece un altro bambino della stessa età e dello stesso
villaggio…solo che questi era figlio di tibetani iscritti al
partito dal 1977 e nipote di un funzionario. Dal giorno del rapimento
non si sa che fine abbia fatto ne la famiglia ne il bambino, diventato
il "più giovane prigioniero politico del mondo".
Nel 1997 , incalzato dagli esperti del Comitato per i diritti del
fanciullo delle Nazioni Unite, l'ambasciatore cinese ha dichiarato
che il suo governo aveva "preso il bambino sotto tutela su richiesta
dei genitori". Gli esperti hanno però chiesto invano di
poterlo incontrare. E' alquanto paradossale che il paese più
popoloso della Terra, membro permanente del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite, firmatario della Dichiarazione universale dei
diritti dell'uomo e della Convenzione internazionale dei diritti del
fanciullo, fa sparire sotto gli occhi del mondo un piccolo di sei
anni senza che si levi alcuna protesta ufficiale seguita da fatti
concreti.
Per saperne di più: "Panchen Lama ostaggio di Pechino"
scritto da Gilles Van Grasdorff (Sperling & Kupfer Editori |
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